Cicciottelle? Caro direttore, si tenga il Resto

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epa05462157 Lucilla Boari of Italy (L)  in action next to teammate Claudia Mandia (R) during women's team competition of the Rio 2016 Olympic Games Archery events at the Sambodromo in Rio de Janeiro, Brazil, 07 August 2016.  EPA/DIEGO AZUBEL

Fare battute sull’aspetto fisico sminuendo professionalità e lavoro altrui è mancanza di rispetto

L’ho vista per caso in una rassegna, la foto che riportava il titolo di un articolo sul Resto del Carlino.
Mi è salito il sangue alla testa ma credo che solo l’ironia possa in certi momenti essere d’efficacia. Il titolo recitava “Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo”. Argomento: la quasi vittoria delle nostre atlete del tiro con l’arco. E’ stato un attimo ed ecco pronto il tweet rivolto al profilo del Resto del Carlino: “ Signora, vuole il Resto del Carlino? No, grazie, se lo tenga @qn_carlino #rispettodellapersona”.

E’ stata una sorpresa veder diventare virale il tweet in poche ore? No. Il vento sta mutando, se prima ciascuna di noi preferiva evitare, minimizzare, rimanere sul piano del “che sarà mai, è una battuta, dai”, adesso non è più così. Non solo, l’indignazione, lo sberleffo per quella testata giornalistica sono arrivati da ogni parte, sesso, latitudine e longitudine. Non che non si possano fare battute sull’aspetto fisico delle persone, ma è il contesto quello che non può più essere sopportato. La puoi fare a tuo marito, a un amico, in contesto personale e scherzoso, ma farla sminuendo professionalità e lavoro altrui è mancanza di rispetto. Vale sulle donne, e si entra nel terreno periglioso del sessismo. Nervi scoperti e piaghe antiche e recenti provocano bruciore come chili di sale buttato addosso a quelle ferite. Ma vale anche sugli uomini. Pratica odiosa sbeffeggiar per l’aspetto.

Per completezza d’informazione, il garbato direttore del Resto del Carlino Giuseppe Tassi, ne sono convinta in assoluta e bonaria buona fede, nel suo editoriale ha scritto: “E poi ci sono le donne, le magnifiche donne d’Italia che fanno la loro parte con l’argento pesante di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, prima medaglia femminile nei tuffi conquistata con la grazia di due mannequin. E ancora l’argento rabbioso della judoka Giuffrida, 21 anni e il bronzo della fatica firmato dalla Longo Borghini nel ciclismo. Per finire con la medaglia di cartone delle ragazze dell’arco. Non hanno il fisico da indossatrici, portano goffi occhiali ma da 70 metri centrano il bersaglio. E il cuore degli italiani.” Allora, cominciamo da capo, con garbo e pazienza: le atlete italiane non sono mannequin, a loro non si chiede d’essere belle, ma di essere atlete. O meglio, non glielo chiediamo nemmeno di essere atlete, ce lo regalano. Il loro impegno, il loro sudore, la loro fatica e i loro risultati. Per quello noi le sosteniamo, lo stesso vale per i nostri atleti. Nello stesso identico modo. Apprezzarne o meno la bellezza è da riferirsi ad altri piani e ad altri contesti. Il loro mestiere è essere atlete.

Immagini se, egregio direttor Tassi, il prossimo suo editoriale, noi lo si commenti con un “un bell’editoriale! Però, che gambe storte che ha Giuseppe Tassi, peccato che non sia uno strafigo della madonna, anzi, è così così, un po’ bruttarello, cammina anche male, altrimenti sarebbe un ottimo direttore del New York Times”. Firmato “le magnifiche donne d’Italia”. Sui temi del rispetto della persona, meglio dire che si sono sollevati uomini e donne dell’Italia di domani, si spera migliore di quella di oggi e di ieri. Si tenga il Resto.

Aggiornamento:
Leggo adesso che Giuseppe Tassi, direttore del Resto del Carlino, è stato licenziato dall’editore. Mi spiace, perché trattasi di lavoro, come del resto trattavasi e trattasi di lavoro anche per le nostre atlete, da quelle del tiro con l’arco a tutte le altre, ma lo ribadisco: il sessismo non rende più. Soprattutto a chi lo diffonde.

 

(Nella foto Lucia Boari e  Claudia Mandia, Ansa / Diego Azubel)

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