Chiudere una discoteca è chiudere gli occhi

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Che sia l’istruzione a fare il lavoro di prevenzione per evitare altri Lamberto, o Giacomo, o Claudia o Roberta. Facciamo questo. Fino a che chiuderemo le discoteche, rischiando inoltre di lasciare a casa circa 200 persone, sarà come tenere chiusi gli occhi

Circa due settimane fa a Riccione moriva un ragazzo giovanissimo, di soli 16 anni, dopo aver assunto sostanze stupefacenti acquistate da un amico pusher, di anni 19. Le aveva pagate, perché la droga non è gratis, circa 250 euro. Poi con i suoi amici si è diretto a Pinarella di Cervia e sabato sera hanno deciso di andare al Cocoricò, una delle discoteche più famose al mondo, celebre per la sua Piramide e gli ospiti internazionali.

La musica, il ritmo, le metanfetamine, il malore in mezzo alla pista, il soccorso fuori dal locale, la corsa verso l’ospedale. Inutile, perché purtroppo Lamberto Lucaccioni non ce l’ha fatta. Non si può morire a 16 anni, non è giusto, l’abbiamo detto tutti. Una tragedia che ha colpito l’opinione pubblica e che lasciato un segno indelebile, come la scomparsa di un figlio, sulla famiglia di Lamberto, che ha chiesto subito la chiusura della discoteca.

Chiusura che ieri è arrivata, con il Questore che ha imposto i sigilli per 4 lunghi mesi, per motivi di sicurezza e perché troppi sono i casi di spaccio e assunzione di sostanze stupefacenti all’interno del locale. Una novità? A sentire le forze dell’ordine e i gestori del locale no, data la collaborazione fra le parti nell’attività di monitoraggio, con l’installazione di oltre 40 telecamere all’interno del locale e un impiego massiccio di personale di sicurezza. Un caso unico in Italia, come spiegava 10 giorni fa in conferenza stampa Fabrizio De Meis, general manager del Gruppo Cocoricò, mentre rassegnava le dimissioni “perché impotente nella lotta contro la droga”.

Già, la droga. Perché in tutto questo trambusto di dichiarazioni, opinioni, articoli, servizi, non bisogna dimenticare che questo ragazzo è morto dopo aver assunto una dose massiccia di MDMA, che gli ha provocato un doppio edema (polmonare e celebrale) e il fatale arresto cardiaco.

In Italia sono 164.000 le persone che si sono rivolte ai centri specializzati per le tossicodipendenze, senza contare i quasi 440.000 soggetti con problemi di droga che però faticano a chiedere aiuto. Solo adolescenti? Tutt’altro: l’Italia ha infatti il maggior numero di utenti dei centri di cura con età superiore ai 39 anni, segno che il problema è cronicizzato e non circoscritto.

344 invece sono stati i morti di overdose nel 2013.

860 gli incidenti stradali causati dal consumo di sostanze stupefacenti.

E allora mi chiedo che soluzione abbiamo trovato. E’ chiudendo un locale che si risolve una piaga che ogni anno provoca centinaia di morti? Chiuso il locale spariranno anche i pusher? E i consumatori smetteranno di consumare? No, non credo.

Io al Cocorico ci sono stato e con questa gestione ho anche collaborato. Lo dico subito, a scanso di equivoci. La droga passa? Forse sì, come in tutte le discoteche. Lo si fa liberamente? No, tutt’altro. Ho visto “buttafuori” controllare presunti “venditori di morte” facendogli togliere pantaloni, maglie e non solo e poi mandarli fuori in malo modo. Li ho visti rientrare, già. Perché in Italia non esiste il daspo. Li ho visti ripetersi, perché anche se erano stati “dentro”, poi erano usciti e il sabato dopo erano di nuovo liberi per le strade di Riccione. Già perché non crediate che sia necessario andare al Cocoricò per acquistare e assumere sostanze stupefacenti e forse il problema irrisolto è proprio questo: che la puoi comprare con la stessa facilità con cui vai al bar e chiedi un caffè. E lo puoi fare ovunque, a molti basta scendere sotto casa.

Ecco, forse dovremmo ragionare sul perché sia così semplice. Sul perché sia per molti quasi scontato “farsi”. Sulla mancanza di cultura della prevenzione: no, non bastano quelle 4 ore alle scuole medie o alle superiori, non bastano più, non sono bastate mai. Non in tutte le famiglie i genitori dedicano ore di tempo a spiegare ai figli “perché no”. E ci sono troppi fattori per molti incontrollabili: le amicizie sbagliate, i giri sbagliati, le scelte sbagliate. Si fa molto in fretta a perdersi e non è detto che poi uno riesca a ritrovarsi.

Quanti “prova dai, non ti succede niente!”, oppure “oh ti diverti di più così!”.

C’è chi a quelle domande ha risposto con un no, sempre. Chi per paura, chi per rigore, chi perché sapeva che era folle e pericoloso. C’è chi invece alla fine ha ceduto, perché magari non aveva timore. C’è chi ha ceduto una volta sola e non ha potuto tornare indietro. E se il divieto crea da sempre interesse, non è con la negazione che eviteremo altre tragedie come questa. Servono regole più chiare, senz’altro. Serve una vera lotta all’uso, prima ancora che all’abuso. Serve un’efficace campagna per la prevenzione. Serve far capire che quella roba ti uccide, che rischi “una notte e forse mai più”.

Perché la società non la cambiano solo le regole, la società la fanno prima di tutto le persone. E se davvero il Cocoricò, le discoteche, i locali sono considerati luoghi “calamita”, perché non “utilizzarli” per combattere il racket che li infesterebbe?  Già una volta gestori, istituzioni, forze dell’ordine, si sono messe attorno a un tavolo: erano gli anni delle morti della strada, quelle per abuso di alcool. Oggi i ragazzini sanno che se si esce chi guida non deve bere. Ci sono voluti anni, ma è già un risultato.

Non ha risolto il problema dell’abuso di alcolici fra i giovani, su questo siamo ancora molto lontani rispetto al resto d’Europa, ma abbiamo evitato tanti incidenti mortali. E’ il momento di fare lo stesso con la droga. Che siano i tamponi all’entrata e all’uscita dalle discoteche come a Ibiza, la Mecca del divertimento nella fascia 16-30 anni, che siano i già citati daspo per evitare che alcuni soggetti possano tornare a distribuire sostanze illecite, che siano i maggiori controlli sulle strade, più telecamere o più personale di sicurezza. Ma soprattutto che sia l’istruzione a fare gran parte di questo lavoro di prevenzione per evitare altri Lamberto, o Giacomo, o Claudia o Roberta.

Facciamo questo e avremo aperto gli occhi.

Fino a che chiuderemo le discoteche, rischiando inoltre di lasciare a casa circa 200 persone, sarà come tenerli chiusi.

E si sa, con gli occhi chiusi non si va mai molto lontano.

 

(foto profilo facebook Cocoricò)

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