Chi tutela i bambini dalla violenza in Rai?

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Sulle reti del servizio pubblico va affrontata la proliferazione incontrollata della cronaca nera

La “Domenica In”, il programma del servizio pubblico per la domenica della famiglia italiana, ha aperto la puntata dell’ultimo weekend parlando dell’efferato delitto del piccolo Loris a Catania. In piena fascia protetta, alle 16.30 del pomeriggio, nel momento in cui molte famiglie italiane sono davanti alla tv con i propri figli più piccoli, Raiuno si è soffermata a raccontare fin nei particolari quell’assassinio che da mesi riempie le pagine della cronaca nera.

Vedendo quella trasmissione, che raccontava ai telespettatori come una madre ucciderebbe il proprio figlio, mi sono chiesto se il servizio pubblico Rai non debba porsi dei limiti nella ricerca spasmodica dello share, denunciata peraltro nelle scorse settimane anche dall’Osservatore Romano. Non soltanto “Domenica In”, che ha deciso di chiamare un conduttore come Salvo Sottile simbolo della nera sulla concorrenza privata, ma anche i contenitori pomeridiani settimanali, la prima serata per le interviste di Franca Leosini su Raitre, l’attenzione per i delitti da parte di un talk show, come “Porta a porta”, probabilmente più noto per i plastici che per le interviste ai politici: la Rai sembra sempre più una tv a trazione “nera”, differenziandosi sempre meno dalle tv private. Ma il servizio pubblico, pagato per oltre due terzi dai soldi del canone dei cittadini, quasi due miliardi di euro all’anno, non dovrebbe mantenere uno stile diverso? Non dovrebbe proporre qualcosa di distinto rispetto alla ricerca dell’ascolto a tutti i costi delle altre tv? Non significa, di certo, fare finta che i delitti non avvengano. Ma se ci si interroga sull’efficacia dei talk show di approfondimento politico, forse non sarebbe opportuno avviare una riflessione anche sull’invasione dei delitti sulle reti Rai a tutte le ore?

Per capire quali possano essere gli effetti sui bambini della proliferazione di cronaca nera in tv, ho chiesto un parere ad alcuni esperti. Ecco cosa mi hanno risposto. Il professor Rosario Sorrentino, neurologo esperto di psiche umana, docente universitario e commentatore per il Tg2, sostiene: ‘’In alcune fasce orarie una parte dei mass media dà enfasi purtroppo soltanto alla cronaca nera e alla pornografia del terrore che avvelena le menti di tutti noi. Sarebbe utile promuovere la cultura di tutto ciò che di positivo accade. Sono contro ogni forma di censura e sarebbe utile che ognuno di noi, nell’esercizio delle proprie funzioni, promuovesse una sorta di autocensura, sapendo qual è il momento di fermarsi. Bisogna stare attenti ad enfatizzare soprattutto in alcune fasce di età alcune immagini ed alcuni contenuti, perché il nostro cervello si comporta prima come una sorta di spugna che assorbe ogni cosa e poi come una ghiandola che restituisce tutto ciò sotto forma di azioni, decisioni e comportamenti a volte inquietanti. L’impatto emotivo negativo può contribuire e influire non positivamente su questa fascia di età, e attivare il fattore P, la paura, che ci rende sempre più difficile la nostra esistenza”.

Lo psicologo e psicoterapeuta Massimiliano Baldi, consulente tecnico ufficiale del Tribunale di Roma e ctu presso la Procura del Tribunale dei minori romano, ha presentato, invece, così la sua analisi: “Sicuramente la trasmissione di notizie di cronaca nera della fascia protetta genera vissuti negativi nei bambini ascoltatori, pubblico innocente che spesso fa compagnia ai genitori che guardano trasmissioni televisive. In quel mentre giocano, passano in salotto per caso, ma sappiamo tutti che i bambini si soffermano proprio quando non dovrebbero ascoltare, notizie che gettano sgomento o attenzione da parte dei genitori colgono maggiormente la loro attenzione generando curiosità in merito. Mi riferisco in particolare ad un pubblico minorile compreso tra i 6 e i 10 anni d’età; non perché gli altri siano meno importanti, ma perché comunque potrebbero avere maggiori strumenti per razionalizzare e capire alcune spiegazioni in proposito. Questi altri bambini fanno invece più fatica, anzi generano vissuti in cui i persecutori trasmessi in TV si annidano proprio nella loro famiglia per un meccanismo di proiezione classico; temono nel loro inconscio che ciò che stanno ascoltando potrebbe comunque capitare anche a loro, proiettano sui loro genitori paure inconsce derivanti proprio dalle notizie appena colte e le domande e i perché, da quel punto di vista, sono sempre più insidiosi e particolari. Queste notizie portano angoscia, vissuti di frustrazione, timore di perdere l’amore dei genitori ed estensione dei vissuti su amici e fratelli. Questi bambini vivono con il passare del tempo dinamiche d’annientamento, rispetto a situazioni ascoltate, in cui nessuno potrà fornire loro aiuto. Dobbiamo continuare a proteggerli”.

Chiederò che la commissione di Vigilanza Rai senta in audizione i nuovi direttori di rete della Rai, appena nominati, affinché sia affrontata la proliferazione incontrollata della cronaca nera sulle reti del servizio pubblico anche nelle ore di fascia protetta, con i connessi rischi per i bambini messi in risalto dagli esperti.

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