Chi sono i berlusconiani buoni e quelli cattivi secondo il Fatto

Il Fattone
Denis Verdini nell'Aula del Senato durante la discussione generale sull'emendamento presentato dal governo in materia di unioni civili, sul quale è stata posta la questione di fiducia, Roma, 25 febbraio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

I cagnolini di Pavlov del giustizialismo raccontano a modo loro le sentenze di ieri

Finalmente li hanno presi. Di più, li hanno processati: e il verdetto è stato unanime. “I condannati del Nazareno”, titola oggi il Fatto in prima pagina a caratteri cubitali. I cittadini sono più sicuri, il Paese intero tira un sospiro di sollievo. Il Male è stato sconfitto, i malfattori pagheranno.

Di chi stiamo parlando? Non dei legittimi inquilini di Largo del Nazareno – il segretario e il gruppo dirigente del Pd – ma dei “tifosi berlusconiani del patto con Renzi”. Eccoli, immortalati in due foto che li vedono accanto al presidente del Consiglio: Denis Verdini, “architrave della maggioranza al Senato e coautore del ddl Boschi”, da una parte, e dall’altra Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi, “capifila dell’ala dialogante di Mediaset con governo”.

Il messaggio è chiaro, e ringraziamo Marco Travaglio per averlo reso esplicito: ci sono i berlusconiani buoni – quelli che restano al fianco del Cavaliere perinde ac cadaver, e ancor più quelli, come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che l’hanno abbandonato per combattere meglio l’infame Renzi – e poi ci sono i berlusconiani cattivi, che sostengono alcuni provvedimenti del governo o, più semplicemente, dirigono una grande impresa televisiva e si permettono di invitare nei loro studi il presidente del Consiglio: costoro, i cattivi, sono giustamente condannati dai Tribunali della Repubblica e offerti alla pubblica gogna.

Il Fatto non riesce a separare la politica dalle aule giudiziarie (salvo quando il politico di turno esce assolto: in quel caso sono i magistrati ad essersi venduti al regime), forse perché la complessità della politica risulta impenetrabile ai cagnolini di Pavlov del giustizialismo: ciò nonostante, esiste anche la realtà. Una condanna in primo grado non è una condanna definitiva. Verdini non fa parte della maggioranza di governo (ha votato una fiducia tecnica sulle unioni civili: e per questo andrebbe ringraziato) e non ha ministri né sottosegretari. E la disintegrazione di Forza Italia è una buona notizia per chi in questi vent’anni s’è opposto a Berlusconi.

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