Chi ha incastrato Antonio Gramsci?

Sinistra
gramsci

Non ha senso lo scontro estetico su chi è più di sinistra, né riguardo al Pd né sull’Unità

Da qualche giorno gira su internet una petizione di Change.org con il titolo “Togliamo il nome di Antonio Gramsci dal quotidiano l’Unità”. Le ragioni portate avanti da chi ha proposto la petizione sono chiare: dopo il titolo dell’Unità sul referendum greco ritengono che sia avvenuta una modificazione genetica nel giornale, come già accaduto nel Partito democratico.

Io ho storto il naso, ma non sono riuscito da subito a focalizzare il perché questa campagna mi sembrasse una sciocchezza. Poi, riflettendo, ho capito che questa è l’ennesima battaglia sulla titolarità della sinistra. A chi appartiene il nome “sinistra”? Chi sono i “compagni”? Di chi è Antonio Gramsci?

La cosa mi fa molto sorridere perché credo, come Engels, che sia fisiologico, dopo la nascita di una nuova “dottrina”, le persone che vi aderiscono si dividano in correnti e correntine tutte convinte di essere le vere detentrici del messaggio originario. Esattamente come avvenuto per il cristianesimo, lo scontro su chi meriti l’appellativo appassiona molti. Che amarezza. Voi parlate di Gramsci come i Parabolani parlavano di Gesù: “è cosa nostra”. Non è così. Marx, Gramsci, Castoriadis, Engels, Lukacs, Sorel sono filosofi e i loro pensieri sono patrimonio dell’umanità, non di una parte.

Il fatto che l’Unità sia stato fondato da Antonio Gramsci è vero. Il fatto che sia avvenuta una modificazione genetica è un’opinione. Il Partito non è lo stesso di 30 anni fa? Ovvio. L’Unità non è la stessa di 30 anni fa? Altrettanto ovvio.

Lo scontro, però, se portato su questo piano, non ha nulla di politico. È uno scontro estetico su chi è più di sinistra, come se l’essere di sinistra sia costituito da un insieme di attributi che il militante deve avere e una serie di parole che il militante deve usare.

Quello che vi manca è una visione del mondo autodeterminata. Ciò che accade è semplice: ogni volta che vi è un accadimento, i più aspettano che qualcuno, ritenuto autorevole, dica cosa ne pensa per poi accodarsi tutti. Se non c’è quel qualcuno ci si rifugia nel passato e nel citazionismo da quattro soldi. È questa la sinistra? Essere – cito testualmente – “convinti fautori nella propria militanza politica del pensiero di Antonio Gramsci”? Stando a questo ragionamento dovrei dire che essere di sinistra voglia dire essere atei, materialisti e internazionalisti, ma vediamo che non è così. Usando le categorie gramsciane credo che nessuno più di voi, cari compagni, rientri all’interno della definizione di senso comune. Voi vedete il socialismo come una serie di riti, una serie di dogmi immodificabili e immortali. Voi avete trasformato il materialismo storico nel Vangelo secondo Gramsci.

Cari compagni, non credo che voi cambierete idea sul Partito e sull’Unità con questo mio breve scritto. Non credo neanche che voi possiate ammettere di essere una normale manifestazione di dissenso all’interno di un pensiero, di una dottrina che ha appena 150 anni. Mi piacerebbe che voi partecipaste attivamente nel Partito e nell’Unità con tutta la vostra intelligenza, con tutta la vostra forza e con tutto il vostro entusiasmo.

No, cari compagni, per quanto so che lo sentite, in buona fede, nel più profondo di voi stessi, non siete i titolari della sinistra e, tantomeno, della verità. Nessuno può essere intestatario della parola sinistra perché, semplicemente, la sinistra non è qualcosa di già dato, qualcosa di fisso. Forse ci vorrà qualche secolo per capirlo, ma soltanto quando avremo compreso questo potremo fare ciò che il compagno Gramsci ci ha suggerito di fare: “Dire la verità, cercare insieme la verità, è azione comunista e rivoluzionaria”.

 

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