Chi ha davvero vinto a Milano

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Supporters of Italian party Partito Democratico (Democratic Party) celebrate the victory of Giuseppe Sala, new Milan's Mayor, in Milan, Italy, 20 June 2016.
ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

La formula vincente di Milano è una formula ripetibile in altre realtà? Difficile dirlo

A Milano il primo vero vincitore è Beppe Sala. Pare banale scriverlo ma è proprio così. Alla chiusura di Expo – un successo indiscutibile, per nulla scontato solo fino a poche ore prima dell’inaugurazione ufficiale – Beppe Sala, 58 anni, un curriculum professionale di tutto rispetto alle spalle, aveva davanti a sé l’opportunità di scegliere tra numerose opzioni di ulteriore carriera. Tutte di prestigio e sicuramente molto ben remunerate.
Ciò nonostante, Sala ha scelto di mettersi in gioco per diventare il Sindaco di Milano. Possiamo immaginare sia stata una scelta ponderata e profondamente voluta. Beppe Sala ha attraversato i lunghi mesi che lo hanno portato alla vittoria, confrontandosi per la prima volta da protagonista con il mondo della politica. Uno dei campi più difficili e insidiosi dove cimentarsi. Anche in un’età adulta e con solide esperienze professionali alle spalle. Ha retto il colpo. Ha imparato pian, piano a prendere la misura, senza snaturarsi. Il risultato finale ha premiato il suo profilo, il suo stile, la sua visione.
Il secondo vincitore non è un soggetto unico. Sono le tante persone che a diverso titolo si sono attivate per rendere possibile il successo di Sala e della sua coalizione. In questi mesi di campagna elettorale si è costruita un’ampia rete di contatti e si è lavorato alla messa a punto delle proposte politiche che hanno dato solidità e forza al candidato Sindaco.
Il terzo vincitore è l’amministrazione uscente. Aver amministrato bene in questi cinque anni (pur con alcuni limiti oggettivi) è stato sicuramente un fattore importante per la vittoria finale, per convincere i cittadini elettori che valeva la pena proseguire il percorso, piuttosto che interromperlo e aprire una nuova fase incerta, che avrebbe riportato a Milano la vecchia classe dirigente del centro destra, senza alcun segno di concreto cambiamento.
Il quarto vincitore è il Partito Democratico che con grande generosità ha messo a disposizione del candidato tutto il suo bagaglio. Voti, candidati, reti e, soprattutto, l’ossatura organizzativa di tutta la campagna elettorale. Se un appunto si può fare al PD è di aver messo in secondo piano una leadership più forte e più autorevole di quella che avrebbe potuto esprimere, per mettersi completamente a servizio del candidato. Ma così ormai è andata.
La formula vincente di Milano è composta da questi pilastri. Un buon candidato, dei contenuti di qualità, una rete ampia e diffusa, una buona amministrazione, un PD forte e generoso. È una formula ripetibile in altre realtà? Difficile dirlo. Sicuramente è un modello da analizzare con attenzione e da cui prendere spunto per ogni riflessione e azione futura.

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