Chi critica il compromesso sulle unioni civili è fuori dal mondo

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La manifestazione per i diritti civili delle coppie omosessuali organizzata dai Sentinelli di Milano in piazza del Duomo, Milano, 21 febbraio 2016.
ANSA / MATTEO BAZZI

Non basta pontificare senza sporcarsi le mani. Così si fanno solo i propri interessi, non quelli delle persone

Fare politica vuol dire avere il coraggio di sognare un futuro migliore, impegnarsi per concretizzarlo, creare consenso su di un progetto condiviso, scontrarsi con la realtà di chi non la pensa come te, trovare spesso una mediazione soddisfacente, incassare le sconfitte senza gettare la spugna, saper gioire delle vittorie senza sedersi sugli allori.

Cosa spinge le persone a dedicare, a sacrificare, parte del proprio tempo e dei propri affetti a questa lotta dagli esiti incerti?
Affrontare il “sangue e merda” della politica ha a che fare col “dono” di Mauss, il più delle volte in modo monco, senza che il dono venga ricambiato o apprezzato. E quindi anche con la Follia di Erasmo da Rotterdam: si persiste in un’attività che può non produrre nessuna gratificazione, antieconomica se non ha nemmeno esternalità positive. Ma tutto questo è molto umano. E prometeico.

Ci si mette la faccia nelle battaglie, che in politica è il capitale più prezioso. E l’onestà intellettuale è il minimo sindacale che si deve a chi ha creduto nella nostra proposta.

Per questo, in questi giorni di profonda delusione per il percorso, assai accidentato, della legge sulle unioni civili, quello che mi fa più incazzare è la mancanza di onestà intellettuale di chi, in politica da un tempo sufficiente a non qualificarlo come un novellino, si sta ergendo a critico severo nei confronti delle strade tentate.

Parlo di quelli che conoscono molto bene i bilancini della politica, l’arte del compromesso, i meccanismi di voto, e che li applicano con rigore scientifico e grande rapacità quando si tratta di spartire cariche, attenzione, non necessariamente retribuite. Per molti di questi lo scopo è nutrire il proprio ego, più che il proprio portafoglio, ricevere rassicurazioni psicologiche a riguardo del loro posto nel mondo. E in questo quadro si inserisce la soddisfazione di vedere il proprio antagonista in ginocchio, anche se gioca nella stessa squadra.

Poco importa se perdono di vista lo scopo della politica, migliorare la vita di una comunità. L’importante è farsi dare sterilmente ragione da qualcuno, spesso tenuto all’oscuro deliberatamente dei fatti.

Ed ecco le “belle fighe” che pontificano sul metodo e sulla forma, loro avrebbero fatto in un altro modo, poco importa se era irrealizzabile, con presupposti sbagliati, completamente campato in aria. Lo scopo è salvare la faccia davanti agli elettori. O servire vendette.

Pazienza omettere la dura realtà dei numeri, l’aleatorietà dei comportamenti di chi si è rivelato inaffidabile e la poca concretezza dei percorsi che stanno indicando, quando li indicano, perché l’astrattezza va per la maggiore.

L’importante, per le “belle fighe”, è non farsi colpire dagli schizzi di quel sangue e merda per l’aver messo le mani dentro, cercando di portare a casa quel provvedimento tanto atteso quanto imperfetto.

Abbiate il coraggio di scendere dalla torre d’avorio dell’intellettualismo sterile, prendetevi anche voi le responsabilità, ricevete anche voi gli insulti di chi è deluso, calatevi in mezzo a quella umanità che vi fa orrore, della quale e alla quale parlate dall’asettica carta dei giornali e dai freddi schermi, abbiate anche voi il coraggio dell’onestà intellettuale degli adulti.

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