Che senso ha avuto spaccare l’Anpi?

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Il rischio di balcanizzazione non giova a nessuno

Il professor Carlo Smuraglia, eminente giurista e prestigiosa figura della sinistra italiana, si ritrova con l’Anpi da lui presieduta spaccata come mai era successo fino ad ora. Era inevitabile? No.

Era abbastanza scontato che sul referendum anche nell’Anpi emergessero posizioni diverse, favorevoli alla riforma costituzionale e dunque al Sì e insieme i contrari pronti a votare No: perché prendere una posizione a maggioranza (guarda caso quella del gruppo dirigente) e addirittura sulla base di essa valutare i dirigenti locali?

L’Anpi è una gloriosa associazione, non un partito politico: non possono valere le logiche di partito, men che mai una grottesca imitazione del centralismo democratico, e ancora meno l’arruolamento nella battaglia contro il segretario del Pd.

I risultati si vedono. In Emilia il segretario Ivano Artioli, favorevolissimo al Sì, viene “sostituito” da una sostenitrice del No, Anna Cocchi. Artioli non fa polemiche e si augura che la frattura verrà ricomposta ma Repubblica scrive che è stato anche “deferito agli organi di garanzia”. Si può sapere la ragione di questo provvedimento?

E sempre Repubblica, in un pezzo molto informato, racconta di altre divisioni in diverse situazioni locali, paventando il rischio di una “balcanizzazione” dell’Anpi.

È una situazione spiacevole. Speriamo che il presidente dell’Anpi e il suo gruppo dirigente lavorino per rasserenare il clima interno e posizionare l’associazione in un clima meno lacerante di lotta politica.

Anzi, ci pare che questo debba valere anche per il Pd. Le Feste dell’Unità sono oasi di buona politica, non occasione di tensione e di quelle che in “Aprile” Nanni Moretti classificava in un apposito fascicolo come “polemiche inutili”.

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