Che fine ha fatto il lanciafiamme?

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, durante l'incontro con l'autore Alec Ross in occasione della pubblicazione del libro ''Il nostro futuro. Come affrontare il mondo nei prossimi vent'anni'', al teatro Piccolo Eliseo a Roma, 21 giugno 2016. ANSA/ GIORGIO ONORATI

Lo stato del Pd è peggiorato: dove è finito il renzismo inteso come quello stile di battaglia politica che scardinasse le logiche dei potentati locali?

Arrivati a questo punto, ignoro il motivo per cui si sia riunita la direzione nazionale del Pd. Il dato delle elezioni amministrative è il più negativo da quando è nato il nostro partito, continua la narrazione di un Paese che non esiste, anche i nostri storici blocchi sociali di riferimento hanno smesso di votarci, ma le contromisure da adottare di fronte a tutto ciò non si sono manifestate nella relazione del segretario nazionale. Matteo Renzi ammette la sconfitta ma non interviene su nulla per non innescare una guerra di correnti nella sua maggioranza.

Ma dove è finito il lanciafiamme? Dove sono finiti gli interventi per rilanciare l’azione del partito nei territori? Ma è mai possibile che di fronte a sconfitte cocenti come a Torino, Roma e Napoli, si possa continuare a far finta di nulla? Nel frattempo si è dimesso anche Fabrizio Barca dalla commissione che avrebbe dovuto proporre nell’anno domini 2014 le modifiche allo Statuto nazionale del partito.

Temo che l’accanimento per cui la madre di tutte le battaglie del centrosinistra italiano sia il prossimo referendum costituzionale, porti a sbattere prima Matteo Renzi e poi il Partito democratico. Si sta ignorando con grande superficialità che il valore aggiunto del nostro partito, ovvero quella struttura umana e organizzativa che viene da storie lontane ma che continua a svolgere una funzione importante, non solo di tipo culturale ma anche propagandistica, comincia a sentirsi abbandonata e poco protagonista nelle decisioni che animano i dibattiti interni ed esterni al Pd. Vanno via i militanti, restano solo i dirigenti.

Questa situazione di silenzio generale è preoccupante: sembriamo l’orchestra del Titanic, suoniamo mentre la nave affonda. Provo invece un forte sentimento di rabbia, perché sono accadute esattamente tutte le cose che in questi mesi, quei gufi della sinistra Pd hanno provato a raccontare in questi anni.

Renzi la finisca con questa retorica del partito come una casa aperta, dove le correnti al massimo sono spifferi, perché nell’appuntamento assembleare di lunedì abbiamo avuto la dimostrazione plastica di come invece nella sua maggioranza il correntismo esasperato vinca e detti la linea politica del cambiamento totale affinché nulla cambi. La si smetta con i grandi annunci che poi vengono quotidianamente disattesi.

La dimostrazione che lo stato del Pd è decisamente peggiorato è la cartina geografica della penisola nella quale Torino e il Piemonte andranno a congresso anticipato (forse), il Veneto è senza segretario da oltre un anno, la Liguria è commissariata, in Toscana perdiamo sei ballottaggi su sette, a Roma il commissariamento non ha sortito nessun effetto positivo sullo stato del partito, a Napoli prima viene annunciato il commissariamento e poi viene smentito, nel frattempo si continuano a raccontare bugie e leggende per cui si perde in città e si vince in provincia, quando invece il Pd nell’area metropolitana vince in otto comuni su diciotto dopo aver perso tutte le amministrative degli ultimi tre anni, a Benevento perdiamo contro Clemente Mastella, si pensa di intervenire su Cosenza, Taranto è commissariata, Messina lo stesso, la Sardegna non ha un segretario da quando Soru si è dimesso.

Ma è tutto normale? Ma dove è finito il renzismo inteso come quello stile di battaglia politica che scardinasse le logiche dei potentati locali?

Speravo in maggiore coraggio da parte del segretario, e invece nulla. Continueremo a scontrarci con una selezione di una classe dirigente fatta per fedeltà, continueremo a vedere legittimati personaggi le cui uniche posizioni politiche sono i retweet del premier, continueremo a vedere il prevalere delle filiere organizzate alle idee di tanti ragazzi che vorrebbero impegnarsi per le proprie comunità, almeno fino al prossimo congresso nazionale, nei confronti del quale invece, resto molto più ottimista.

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