Che barba Spectre, remix dei pregi e dei difetti di 007

Cinema
epa05000674 British actor/cast member Daniel Craig arrives for the premiere of  'Spectre' in Berlin, Germany, 28 October 2015. The new James Bond movie will be released in German theaters on 05 November.  EPA/JOERG CARSTENSEN

La coazione a ripetere è parte integrante di ogni saga, ma con Bond si esagera. Divertimento limitato ai primi dieci minuti: un piano sequenza girato a Città del Messico, puro virtuosismo.

Lanciamo una provocazione: è lecito affermare, parafrasando Paolo Villaggio, che i film di 007 sono una boiata pazzesca? Visto che lo pensiamo dai tempi (non sospetti) di Sean Connery, è il momento di fare “coming out”: è lecito, tanto più per questo Spectre che è veramente il concentrato di tutti i pregi e difetti della serie.

James Bond, lo sappiamo tutti, nasce fuori tempo e forse qui si nasconde parte del suo fascino: figlio legittimo e indiscusso della Guerra Fredda (il primo romanzo, Casino Royale, è del 1953), arriva al cinema negli anni ’60, in pieno Disgelo. Anche per questo Fleming inventò la Spectre, nel romanzo Thunderball che è del 1961 – e il cinema riprese l’invenzione da subito, nel primo film Licenza di uccidere. Era un modo di dare a Bond un nemico super partes che non fosse l’Unione Sovietica, in un momento storico in cui l’Urss di Krusciov era meno paurosa di quella di Stalin. Ma anche senza essere anticomunista (e oggi la cosa ci disturberebbe meno di allora) Bond rimane un personaggio maschilista, arrogante, violento e misogino al punto di essere mortifero (quante Bondgirl, buone o cattive, fanno una tristissima fine?). Veicola un’idea di spionaggio molto glamour (donne, Martini, hotel di lusso, infinita disponibilità di gadget) e quindi del tutto falsa. Dai suoi film manca ogni idea di suspense: sappiamo tutti che Bond, quasi sempre in quest’ordine: 1) si metterà nei guai con i suoi superiori; 2) riceverà da Q dei nuovi aggeggi per ammazzare la gente; 3) incontrerà una bellona e ci andrà a letto (mai una volta che andasse in bianco, come i comuni mortali!); 4) sfiderà un cattivo ipertecnologico ma anche mezzo idiota e lo sconfiggerà. La coazione a ripetere è parte integrante di ogni saga (o franchise che dir si voglia), ma secondo noi con Bond si esagera. Chi scrive, durante i suoi film, sbadiglia e si prende a pizzichi per la noia.

Poi, dentro la saga, ci sono differenze. Che Connery fosse meglio di Brosnan e di Dalton, è assodato. Che il povero Lazenby (un solo film) sia il peggio del peggio, idem. Che Moore fosse il più spiritoso, ancora, idem. Che Skyfall, il film precedente, fosse più interessante del solito lo pensiamo persino noi. Spectre, però, ci consola: il merito non era di Sam Mendes, uno dei registi più sopravvalutati e anonimi della storia, ma di un copione (di Neal Purvis, Robert Wade e John Logan) con più sale in zucca rispetto alla media e di una canzone (Skyfall appunto, di Adele) che rimaneva incollata alle orecchie. Spectre è scritto dalle stesse persone (con l’aggiunta di Jez Butterworth) ma la fantasia è terminata. La canzone d’apertura (Writing’s on the Wall di Sam Smith) è insulsa e i titoli digitali, pieni di piovre striscianti, sono di rara bruttezza. Gli sceneggiatori insistono sull’aspetto edipico: Bond intraprende la lotta alla Spectre per rispettare le estreme volontà di M, morta in Skyfall; e anche qui c’è di mezzo l’infanzia, un patrigno morto, un “fratellastro” che lo odia. E pure su questo ci sarebbe da discutere: che 007 scopra Freud nel XXI secolo, quando ormai il cinema (a cominciare da quel capolavoro assoluto che è il cartoon Pixar Inside Out) lo ha messo in soffitta, è piuttosto patetico. Aggiungete un cattivo ben poco affascinante e un inseguimento per le vie di Roma le cui riprese hanno bloccato il Vaticano e dintorni per mesi, per poi tradursi in una sequenza di cinque minuti neanche così emozionante. Ne valeva la pena?

Risposta: no, non ne valeva la pena. Ha ragione Craig, che si è ampiamente scocciato. Il prossimo Bond sarà forse nero (si parla di Idris Elba) e questo la dice lunga su quanto le idee, quelle vere, stiano a zero. Alla fine Spectre diverte solo nei primi dieci minuti, grazie a un ubriacante piano-sequenza girato a Città del Messico che è puro virtuosismo, cinema circense, ma almeno si vede con piacere. Poi, il vostro voyeur di professione ha cominciato a sbirciare l’orologio. Ma di fronte ai 56 milioni di euro incassati nel primo weekend in Gran Bretagna, la patria del mito, che dire? Ci arrendiamo, God save 007.

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