Cervelli in fuga? Veramente vanno via anche i cervellini

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Chi sono i “cervellini”? Ragazzi italiani che lavorano all’estero

Se volete regalare un bel libro ai vostri figli consiglio “Cervellini in fuga” di Martino Migli, Gabriele Sanzini e Francesco Taranto (Mondadori). Chi sono i “cervellini”? Ragazzi italiani che lavorano all’estero.

Nei posti più variegati e lontani, dalla Polinesia a New York, dal Mali al Vietnam. Solo storie, nient’altro che storie. Metodo indiziario, direbbero gli storici. Resoconti che ognuno poi colloca nelle categorie concettuali che conosce. Storie di ragazzi che dalla provincia italiana sono partiti per non tornare. Ragazzi normali, cugini dei più famosi “cervelli”, che lavorano nelle università all’estero.

Chi fa il panettiere, chi la hostess, chi l’informatico, il tour operator, l’albergatore, Se volete regalare un bel libro ai vostri figli consiglio “Cervellini in fuga” di Martino Migli, Gabriele Sanzini e Francesco Taranto (Mondadori). Chi sono i “cervellini”? Ragazzi italiani che lavorano all’estero. Nei posti più variegati e lontani, dalla Polinesia a New York, dal Mali al Vietnam.

Solo storie, nient’altro che storie. Metodo indiziario, direbbero gli storici. Resoconti che ognuno poi colloca nelle categorie concettuali che conosce. Storie di ragazzi che dalla provincia italiana sono partiti per non tornare. Ragazzi normali, cugini dei più famosi “cervelli”, che lavorano nelle università all’estero. Chi fa il panettiere, chi la hostess, chi l’informatico, il tour operator, l’albergatore, lo statistico, il volontario, il negoziante… Tutti si sono inventati una vita.

Sono andati via per ragioni diverse. Qualcuno spinto dalla crisi e dai confini ristretti del proprio paesino, qualcuno cogliendo al volo un’opportunità, qualcun altro per vocazione o per spirito d’avventura. Quasi tutti hanno sofferto l’inizio, ma alla fine l’hanno sfangata. Sentendo le loro storie hai anche l’impressione che per loro l’estero sia un concetto relativo.

Piuttosto che il mondo sia fatto da tante province dove puoi decidere di abitare. Difficilmente trovi tristezza nei loro racconti, quanto piuttosto uno spirito d’adattamento, che li distingue nettamente dai famosi “bamboccioni”. Emigranti? Probabilmente questa parola non restituisce le sfaccettature delle loro esperienze. Forse val la pena che anche padri e madri leggano questo libro, che prima di tutto infonde fiducia.

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