C’era una volta la mia Vienna

Europa
epa04928677 Refugees show their relief to the photographer after they arrived from Hungary at a reception center in Nickelsdorf, Austria, 13 September 2015. As Hungarian authorities are preparing to implement stricter immigration laws from 15 September, efforts are under way to build a alternative church migration route on the Balkans along the Croatian coast, rather than through Hungary.  EPA/HERBERT P. OCZERET

La dimensione del fenomeno tra i due Paesi è gestibile con sicurezza e senza allarmismi

“Potremmo chiudere il Brennero e chiedere di fare controlli in territorio italiano”. Le parole di Doskozil, ministro della Difesa austriaco, suonano bizzarre non solo per il nostro Paese, ma per la tradizione europeista di casa a Vienna. Perché l’innalzamento di una barriera lunga 250 metri al confine tra Italia e Austria è una scelta pericolosa. Il governo austriaco, a guida socialdemocratica, si sta muovendo in modo unilaterale, rischiando di aprire una crepa nella cooperazione europea in materia d’immigrazione. A questo punto domandarselo è lecito: qual è la spinta che induce i partiti austriaci a scelte del genere? Perché Vienna volta le spalle a una necessaria collaborazione e solidarietà europea? Domande che affliggono maggiormente chi, come me, ha vissuto a lungo in Austria con in tasca la tessera dei socialdemocratici della Spoe, coprotagonisti con i popolari del Ovp al governo

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