C’era una volta il voto d’opinione

Community
ANSA/ CIRO FUSCO

La possente ondata di globalizzazione ha travolto i punti di riferimento e portato quel senso di confusione e di smarrimento che induce a votare sempre meno con la testa e con il cuore e sempre più, per l’appunto, “di pancia”

Sempre più spesso sento parlare del voto “di pancia”. A volte, anzi, si sceglie consapevolmente di votare di pancia. Con il crollo del muro di Berlino, abbiamo sognato il voto d’opinione: libero, razionale, responsabile, non condizionato da paure o gabbie ideologiche. Un voto “maturo”, non “etnico”.

Da quell’evento, però, è scaturita anche una nuova, possente ondata di globalizzazione, davvero senza precedenti, che ha travolto punti di riferimento e paradigmi di ogni tipo. Così nuovi timori hanno sostituito gli “antichi”; difficoltà, crisi, incertezze sono dilagate, favorendo il sopraggiungere di nuovi fantasmi. Da un lato, qui da noi, non siamo riusciti a dar vita a una sorta di democrazia normale (il celebre Paese normale); dall’altro, negli ultimi anni, altre democrazie occidentali stanno perdendo la propria “normalità”.

Da qui, forse, quel senso di confusione e di smarrimento che induce a votare sempre meno con la testa e con il cuore e sempre più, per l’appunto, “di pancia”, non riuscendo a distinguere con chiarezza l’espressione degli umori del momento (volta magari a lanciare un “segnale” ai politici e ai gruppi dirigenti) dall’appuntamento con la scelta impegnativa. Il risultato? Confondere il voto con il sondaggio o con un semplice “test”.

In fondo parole ed espressioni come “post-democrazia”, “post-globalizzazione”, “democrazia illiberale” mirano a loro modo, in base a varie prospettive, a descrivere fenomeni del genere. Per provare a uscire dall’impasse potrebbe forse giovare un appello alla ragionevolezza. Non è facile definirla, eppure essa condensa diversi concetti: interessi personali e rispetto per l’altro, ad esempio; libertà e responsabilità; spazio per la ragione e per il sentimento.

Tutto ciò è infatti ragionevole. Ed è altrettanto ragionevole riuscire a discernere il tempo del “gioco” (pur importantissimo) o dello “sfogo” da quello della decisione.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli