Centrosinistra, non tutto è perduto

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4 settembre - Giovani democratici - Pd

Verso le amministrative: siamo di fronte all’inizio di un “nuovo cammino” o si chiude definitivamente una bella pagina della politica italiana?

Diciamoci la verità. E senza tanti sotterfugi o giustificazioni interessate. Con le ormai prossime elezioni amministrative – tanto nei piccoli comuni quanto nelle grandi città – il centrosinistra rischia di naufragare definitivamente ed irreversibilmente. Le ragioni politiche di questa evaporazione sono molteplici. E non c’è una responsabilità specifica o personale. Certo, due motivazioni su tutte svettano. Innanzitutto, è indubbio che con l’avvento di Renzi alla segreteria nazionale il Pd ha cambiato pelle. Del resto, tutti lo sanno e tutti lo dicono.

Il Pd non è più il partito che abbiamo conosciuto nella sua prima fase. Quella, per intenderci, che va dagli albori di Veltroni a quello della gestione Bersani. E’, oggi, un partito che parla a tutti, a quasi tutto il paese e a quasi tutte le culture politiche. Nessuna esclusa. Un partito, cioè, che è di conseguenza meno caratterizzato sotto il profilo culturale e politico e che punta, com’è evidente a tutti, a raccogliere un consenso sempre più traversale. E’ persino scontato rilevare che, in un quadro del genere, una prospettiva di centro sinistra e’ alquanto singolare nonchè anacronistica. O meglio, una prospettiva che prevede una coalizione o una alleanza di centro sinistra suona un po’ stonata. E, sia il modello della nuova legge elettorale, l’Italicum, e sia le svariate alleanze che si sono formate in giro per l’Italia – salvo rarissime eccezioni – confermano questo elementare considerazione.

Dall’altro lato, la piega massimalistica ha contagiato vasti settori della sinistra italiana, a cominciare da Sel e da molte realtà politiche, sociali e culturali riconducibili seppur vagamente all’arcipelago della sinistra. Tutto ciò ha contribuito a dividere il campo tradizionale del centro sinistra. E quindi, al di là di tante chiacchiere, hanno preso il sopravvento due approcci diversi, due culture diverse e, forse, due prospettive politiche diverse per il futuro. Ora, come possono convergere ancora ed eventualmente queste due prospettive politiche? O meglio, ci sono passaggi concreti su cui è possibile lavorare per ricomporre un quadro politico, oggettivamente sempre più frammentato e polverizzato?

Ci sono, francamente, due possibili interventi concreti per far si’ che il centro sinistra non diventi solo più una chimera da un lato, o un elemento di ricerca storica dall’altro. Il primo è la costruzione di un’alleanza in coincidenza dei ballottaggi per le prossime elezioni comunali. E’ evidente a tutti, del resto, che saranno proprio gli esiti dei vari ballottaggi a decidere chi governerà per i prossimi cinque anni le varie città italiane. Ma ai ballottaggi si deve arrivare senza aver individuato nella campagna elettorale che li precede, nella sinistra o nel Pd l’avversario politico da battere. Perché se il clima che si respira resta quello di oggi, difficilmente si può riaprire un dialogo per favorire un’alleanza tra queste forze politiche che, nel bene o nel male, sono comunque sempre riconducibili al campo del centro sinistra. Certo, conosciamo le recenti dichiarazioni che hanno già fatto intravedere un eventuale appoggio della sinistra ad eventuali candidati grillini che vanno al ballottaggio.

Ma se c’è comunque la volontà di salvaguardare un patrimonio politico, culturale e forse anche etico è sempre possibile riprendere un cammino comune. In secondo luogo vanno rafforzati, soprattutto da parte del Pd, tutti quei tentativi tesi a non rinnegare le ragioni fondanti del partito. E cioè, quello di essere sempre di più un partito realmente di centro sinistra, popolare, riformista e con una spiccata cultura di governo. Ecco, anche ciò che appare a tutt’oggi impossibile – da Torino a Roma e passando per Milano – forse è possibile correggere e porvi un credibile rimedio. Come sempre capita, è solo una questione di volontà politica.

Quando non ci sono veti personali, pregiudiziali politiche o, peggio ancora, ideologiche, tutto rientra nell’opinabile e quindi nella concreta possibilità di riaprire una fase politica che ad oggi pare quasi antistorica. E la gestione politica concreta delle comunali può essere l’inizio di un “nuovo cammino” come, al contrario, un’occasione per chiudere definitivamente una bella pagina della politica italiana.

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