Non serve un partito, ma una politica di “centro”

Politica
L'aula durante l'esame del ddl sul testamento biologico alla Camera dei Deputati, Roma, 20 aprile 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

E’ inutile negare che l’esperienza di un “partito di centro” in Italia difficilmente si può ripetere come nel passato

Ma insomma, c’è ancora spazio per il “centro” nella politica italiana? O meglio, può ancora avere un ruolo politico quel centro che sino a pochi anni fa veniva descritto come il luogo decisivo per vincere le elezioni? Se vogliamo essere sinceri, ancora oggi chi interpreta o chi pensa di rappresentare una posizione centrale nella politica italiana viene dipinto come un potenziale e possibile vincitore.

Ora, è inutile negare che l’esperienza di un “partito di centro” in Italia difficilmente si può ripetere come nel passato. La Dc, per capirci, è consegnata alla storia. Eppure è inutile negare che una “politica di centro” continua ad essere molto gettonata nel nostro paese.

Certo, una politica di centro che sappia “guardare a sinistra”, almeno dal mio punto di vista. Ma anche un centro che sappia “guardare a destra” per chi si riconosce in una cultura politica più conservatrice e liberista. Comunque sia, la politica di centro è destinata ancora a pesare nella politica contemporanea.

Seppur all’interno di coalizioni eterogenee e formate da più partiti. Ma c’è un aspetto più specifico, e forse anche più italiano, quando si parla di “politica di centro” nel nostro paese. Quasi automaticamente scatta un collegamento con la presenza politica dei cattolici. E in particolare dei cattolici democratici.

Ora, credo che al riguardo sia quantomai importante citare una celebre definizione di Mino Martinazzoli, quando sosteneva che “in politica gli interessi non sono mai moderati perché sono sempre radicali. Semmai è la politica che li modera“. Ecco, in questa semplice ma efficace definizione si racchiude la bontà e l’efficacia di una politica di centro. Che non va confusa con un “partito di centro”.

Quella è una esperienza, almeno a mio parere, storicizzata e consegnata definitivamente alla storia. E lo stesso ruolo dei cattolici in politica può recuperare un ruolo se riesce da un lato a recuperare il glorioso patrimonio culturale ed ideale del passato e, al contempo, se si è capaci di declinare una politica “temperata”, non urlata ma autenticamente riformista e democratica.

Ecco perché anche in una stagione politica confusa, contraddittoria e disordinata come quella contemporanea è quantomai necessario ed indispensabile una “politica di centro”. Seppur all’interno dei rispettivi partiti e schieramenti di riferimento.

Senza nostalgia ma anche senza ridicoli nuovismi che hanno come unico obiettivo quello di distruggere il passato per poi, però, sostituirlo con grotteschi se non ridicoli esperimenti politici ed organizzativi.

Vedi anche

Altri articoli