Discriminazione razziale

Parlamento
Roberto Calderoli in aula al Senato durante la discussione del disegno di legge sull'anticorruzione, Roma, 19 marzo 2015. 
ANSA/ANGELO CARCONI

Le parole di Calderoli sono state inequivocabilmente razziste. Chiedo a tutti i senatori se hanno pensato al significato del voto

Sono triste e amareggiata: è incomprensibile come si possano ritenere insindacabili le parole di Calderoli, cioè di chi dovrebbe onorare le istituzioni e il Paese. Parole che hanno fatto il giro del mondo. Non penso alla mia persona, e non sto portando avanti una causa che riguarda l’oggi, ma il domani. Se guardiamo alle generazioni future vediamo diversi colori, tanti toni cromatici di persone che avranno bisogno di norme certe, perché sia davvero una società multietnica che garantisca i diritti. Un politico deve essere lungimirante e chi siede all’interno delle istituzioni ha una responsabilità maggiore, non svolge un lavoro per se stesso: noi parlamentari dobbiamo porre dei limiti anche sul linguaggio e riconoscere una linea che non si può oltrepassare.

Non è una questione personale tra me e Calderoli ma avrei voluto che, nella sede deputata, il tribunale, si stabilisse se c’è un confine tra un dibattito pubblico responsabile e l’uso irresponsabile di parole che lasciano un segno nella società. Queste parole di Calderoli sono state inequivocabilmente razziste, varcavano il limite del rispetto della dignità della persona, in ragione del mie sembianze e del colore della mia pelle. Se non è razzista dare dell’orango ad una donna nera, allora tutto è possibile, con buona pace delle conseguenze, vuoi dire che abbiamo smarrito il senso delle parole, e forse non solo quello. In Italia la legge Mancino protegge la società perseguendo l’istigazione all’odio razziale. Per il Senato italiano, che ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere avanzata d’ufficio dal Tribunale in forza della Legge Mancino, in queste parole non c’era discriminazione razziale. Il messaggio di questo voto è che la politica è irresponsabile, che non c’è un un confine all’uso di parole che avvelenano la società, seminando odio razziale. È un messaggio triste, mentre in Europa il livello di guardia verso la xenofobia è altissimo e le istituzioni sono impegnate a fermare la proliferazione dell’odio razziale.

Non mi lascio trascinare in polemiche sulla dietrologie di questo voto ma ogni senatore deve ricordarsi che è entrato nella storia con una pagina negativa. Chiedo a tutti i senatori se hanno pensato al significato del voto che invece ha negato l’autorizzazione a procedere verso Calderoli, e chiedo al mio partito di riflettere sul giorno dopo. Io ne ho passate tante e non mi fermo, ma sono intristita per il messaggio che diamo anche oltre i nostri confini, e per le tossine che si spargono in Italia. Un messaggio triste anche per l’Europa, ancora più grave perché ha il “timbro istituzionale”.
La legge parla chiaro e va avanti. Io vado avanti, per i giovani che ci guardano e per la mia dignità. Mi piacerebbe che venisse fuori l’Italia migliore, so che c’è, vorrei vederla anche nelle istituzioni.

 

(Foto Ansa/Angelo Carconi)

Vedi anche

Altri articoli