C’è posta per tutti

Dal giornale
Sergio Staino nella sede del PD durante la presentazione sui risultati del progetto ''Luoghi Idea(LI)'', Roma 13 Giugno 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Per spezzare le catene che tengono incatenato il Paese c’è bisogno di un Pd ampio e convinto. E’ la sfida ambiziosa e massima che Sergio e Gianni possono tranquillamente giocare insieme.

Conoscendolo da un bel po’, è come se Sergio Staino ieri avesse estratto dal grande cuore comunista del suo amatissimo Bobo la parte più dolorosa. Sergio, quando mi ha chiesto di rendere pubblica la sua lettera, inviata giorni fa a Gianni Cuperlo, amico e compagno di tante battaglie politiche, ma in fondo dedicata a chi ha a cuore l’interesse dell’Italia e tenere questo Pd alto nel consenso degli italiani, ha premesso una grande difficoltà personale. Mi ha spiegato che si era armato di una certa pazienza, ed ha atteso invano una risposta. Non è arrivata, e per Sergio non è cosa di scarsissimo interesse, ma una ferita che ha voluto rendere pubblica. In fondo il personale, si diceva una volta, è politico e mai come in questo caso la politica c’è tutta e non poteva che finire in prima pagina.

L’abbiamo pubblicata perché tocca nervi scoperti nella dialettica interna al Pd dell’ultimo periodo, solleva anche il tema del posizionamento parlamentare della minoranza, di uno scontro tutto interno che ha visto toni francamente esagerati e incomprensibili dentro la comunità del Pd, minacce di rottura. Da che parte sta Sergio, tutti lo sanno: a sinistra, molto più a sinistra di Matteo Renzi. Da che parte sta l’Unità, lo abbiamo detto sin dal primo giorno: nel suo stesso nome, ha la sua prima utilità, ed è arrivata forse in tempo utile per essere utilizzata e per dare un contributo. Sappiamo da una vita che una delle specialità della sinistra italiana, anche nella versione di centrosinistra, è stata quasi sempre quella di farsi del male, superando i limiti del tafazzismo.

Per questo è meglio, molto meglio fa vincere l’unità, ma senza stoppare quelle riforme istituzionali che da oltre vent’anni establishment, apparati e bicamerali sono riusciti a bloccare o, in qualche modo, sempre a disinnescare. Per ridurre seriamente la pressione fiscale, per riformare e ristrutturare in profondità l’architettura burocratica dello Stato e per spezzare le catene che tengono incatenato il Paese c’è bisogno di un Pd ampio e convinto. E’ la sfida ambiziosa e massima, lanciata dal nostro governo nel tempo in cui per la costruzione del consenso servono scelte e serve la politica, e non c’è più alcuna rendita di posizione per nessuno. E’ la sfida che Sergio e Gianni possono tranquillamente giocare insieme.

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