“Rimettere l’uomo nell’uomo”. Un pamphlet di Castagnetti sul cattolicesimo democratico

Libri
Pierluigi Castagnetti

Un libro denso sulla ricerca di un nuovo umanesimo scritto con una chiave teologica/filosofica piuttosto originale

E’ possibile riannodare i fili, in questa modernità così liquida, per citare Bauman, della politica con i valori?

Ci prova in un agile pamphlet Pierluigi Castagnetti confrontandosi con l’ambito a lui più congeniale che è quello del cattolicesimo democratico.

9788830815360bPerché quello che emerge dal suo ultimo libro, appena edito dalla Cittadella Editrice e dal titolo Politica e valori (pp. 108 Euro 11,90) è che Pierluigi Castagnetti è uno degli ultimi esponenti di una scuola di pensiero culturale e politica, ben definita e salda nel tessuto profondo di questo paese, proprio come il cattolicesimo democratico.

Egli è uomo che ha attraversato la politica italiana in ruoli di primo piano senza mai perdere la passione per la ricerca politologica e in particolare quella relativa al rapporto fede-politica. Aiutato, in questo, da una frequentazione non consueta con ambienti ecclesiali e culturali in genere.

Castagnetti è senza dubbio un cristiano del Concilio. Ciò emerge nella citazione, comune a molti altri suoi scritti, e riportata nel volume oggetto di analisi, del punto 31 della Lumen Gentium: “L’indole secolare è propria e peculiare dei laici…è propria dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio…a loro quindi particolarmente spetta illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati”.

Già questa citazione, presente a pag. 18, basterebbe a raccogliere il senso stesso del libro. Una profonda aderenza al mondo, l’umiltà e la sapienza di saper cogliere i segni dei tempi. E’ uno sforzo che il cattolico democratico fa sempre con un senso di non appagamento e inquietudine non perchè scontento ma perchè il cattolicesimo democratico, ce lo spiega bene Castagnetti, è il campo della libertà, della coscienza, della valorizzazione della persona e ciò non può che generare un senso di “inadeguatezza”, che mai si traduce però in afasia o rifiuto dell’attività civica in una sorta di contemptus mundi.

Castagnetti passando attraverso queste maglie, proprie anche di un grande storico, che fu suo amico, Pietro Scoppola, si confronta con gli esponenti del cattolicesimo democratico più importanti: dal rapporto Dossetti – De Gasperi, segnato da una incomponibile concordia discors, alla testimonianza intensa e tragica di Aldo Moro, passando per la figura di Martinazzoli, ultimo segretario della Dc e primo del Pp, non potendo non partire ovviamente dal magistero ineludibile di Luigi Sturzo.

Tutto compendiato da quello che l’autore individua come il momento forse più importante dell’apporto del cattolicesimo democratico alla storia del paese nel secondo dopoguerra e cioè quello all’Assemblea costituente: “Nell’ultimo dopoguerra – scrive infatti – non fu necessario dissertare, sotto il profilo teologico o filosofico o politico, su cosa fosse il cattolicesimo democratico, bastò seguire il lavoro all’Assemblea costituente e valutare il prodotto finale per cogliere l’originalità del pensiero di una generazione di laici credenti che si impegnò in politica con l’ambizione di “maneggiare e orientare la storia”.

Ma Castagnetti non fa semplice ricostruzione e valorizzazione della memoria, il suo sguardo non è mai rivolto all’indietro. E questa è una sua peculiarità, avere contezza delle proprie radici per affrontare meglio il futuro e discernere i tempi nuovi. Anche quando sembra che la sua prosa si “esaurisca” in un semplice ricordo e ricomposizione storica, esercizio peraltro essenziale e mai inutile, ed in una riproposizione e rivisitazione di qualcosa di già noto egli ha l’abilità di accelerare nel suo ragionamento con intelligenza e quindi di aprire nuovi panorami. Quasi avvertendo il lettore che non ci si può limitare a ricordare ma bisogna tentare strade nuove.

Come fa nel saggio che chiude il volume nel quale emerge una caratteristica di Castagnetti, molto dossettiana, e cioè la consapevolezza che la crisi che viviamo, un po’ a tutti i livelli sia nazionali che transnazionali è anche crisi della chiesa e che la chiesa non può sottrarsi dal parlare, quindi, al mondo. Per questo è intrigato dal magistero di papa Francesco a cui dedica la parte terza del libro, anche se compare in modo sostanziale anche negli altri saggi: “La chiesa di papa Francesco non cerca favori né poteri – scrive – non chiede né impone nulla alla politica, è una Chiesa che osserva ciò che accade, lo giudica e prende parte. Rifiuta di dire ai politici cosa fare. Le basta sapere cosa ad essa è richiesto di fare”.

Il magistero di Francesco sembra così consistere in una sorta di semplice rimozione delle cateratte che impediscono agli uomini semplicemente di vedere le cose che sono cambiate e, in particolare che non vanno. Per Castagnetti i politici sono i veri destinatari di questa missione, essendo spesso proprio loro quelli che non vedono

Mosso dalla preoccupazione “antropologica” per così dire, l’autore comprende, sulla scia del nuovo pontefice, che non si può soltanto assumere un tono dirimente e giudicante verso gli uomini ma che bisogna che la chiesa cammini con essi, che accolga le sfide della modernità, sia sociali (le nuove ondate migratorie; i poveri) che economiche (un mondo che sempre più marginalizza chi perde il lavoro) che religiose (il rapporto con le altre religioni monoteistiche), facendo riferimento all’annuncio evangelico.

Il libro non è molto lungo, ma denso e ripropone alcuni saggi già scritti in altre occasioni più un ultimo capitolo sulla ricerca di un nuovo umanesimo, (“rimettere l’uomo nell’uomo”) scritto con una chiave teologica/filosofica piuttosto originale. La cifra interpretativa del lavoro di Castagnetti, infatti, è fondamentalmente, nella migliore scuola cattolica e cristiana, la proposizione, sopra tutto, del valore della persona in tutte le sue peculiarità.

Valore ineludibile per il cristiano impegnato in politica.

 

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