Caso Ilva: dalla politica un altro passo avanti per tornare alla normalità

Ambiente
ilva Lo stabilimento siderurgico                     RENATO INGENITO/ANSA

Con la conversione in legge del decreto “salva-Ilva” sono state individuate tutte le condizioni per trovare un nuovo soggetto imprenditoriale nellla tutela dell’ambiente e della salute

La Camera ha convertito in legge l’ultimo decreto sulle vicende del gruppo ILVA e, mentre scrivo, è ragionevolmente prevedibile che al Senato non saranno introdotte modifiche; l’ultimo in ordine di tempo, ma, mi auguro, anche l’ultimo in assoluto. E’ infatti auspicabile che la procedura avviata per la cessione degli stabilimenti e quindi per la loro “restituzione” al mercato si concluda positivamente con la individuazione di un soggetto imprenditoriale che abbia gli strumenti e le capacità necessari a garantire, in Italia, una produzione qualificata ed ambientalmente compatibile.

Sono convinto che, al termine di un percorso pure non agevole, siano state individuate tutte le condizioni per perseguire l’obiettivo: si è partiti nel 2012, da una situazione di conclamata emergenza e oggi nessuno che sia in buona fede può dubitare su come il coerente avvio degli interventi di risanamento ambientale abbia prodotto risultati positivi importanti. La gestione degli stabilimenti è stata sottratta alla famiglia Riva e, pur nel dovuto rispetto delle garanzie difensive, sottoposta ad un rigoroso controllo pubblico.

Al termine di questo percorso virtuoso, nell’ambito del quale sono già state investite ingenti risorse pubbliche, è indispensabile (anche per il rispetto delle normative comunitarie) tornare progressivamente ad una situazione ordinaria. Vediamo, allora, quali sono i criteri e le regole con cui il decreto è stato convertito:

-sono state impegnate ulteriori risorse pubbliche, 800 milioni di euro,  esclusivamente destinate al completamento delle bonifiche e del risanamento ambientale;

-si è ribadito che gli oneri delle bonifiche e del risanamento ambientale dovranno essere recuperati “in danno” dei responsabili dell’inquinamento, quando saranno definitivamente accertate le relative responsabilità, secondo il principio “chi inquina paga” e, a tale scopo, si sono già vincolate le somme che saranno acquisite dallo Stato in esito ai processi in corso;

-si sono messe a disposizione dell’amministrazione straordinaria le somme necessarie per la gestione aziendale fino alla conclusione della procedura di cessione degli stabilimenti, prevedendo che tali somme dovranno essere restituite, con i relativi oneri, dagli acquirenti;

-sono stati definiti strumenti per la tutela delle imprese dell’indotto, che in questi anni hanno garantito l’operatività degli impianti.

Tutto quanto precede deve essere collocato in un contesto complessivo nel quale si è voluto ribadire che l’Italia non è disponibile a rinunciare ad un comparto produttivo importante e che accetta la sfida di una profonda riconversione della qualità dell’attività industriale: i criteri cui è stata vincolata la procedura di cessione dei complessi aziendali, infatti, imporranno agli acquirenti di procedere nel senso di una significativa riduzione dell’uso del carbone in favore di combustibili meno impattanti e nella direzione di una progressiva differenziazione delle produzioni.

Un grande paese come l’Italia è quindi nelle condizioni di praticare responsabilmente, assumendo le necessarie decisioni, una politica industriale coerente con le irrinunciabili esigenze di tutela attiva dell’ambiente e della salute.

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