Caro Smuraglia, salva i valori dell’Anpi

Riforme
anpi

Io figlio di Vinicio che con lei ha combattuto nella divisione Cremona le chiedo di salvare l’Anpi prima che sia troppo tardi

Caro Smuraglia, ti scrivo come “mio”, ancora, Presidente. Presidente dell’Anpi. Non ho titoli particolari, se non quello di essere figlio di Vinicio, che ora non c’è più ma che come te ha combattuto per la libertà di tutti. Lo fece a diciassette anni, quando insieme a tanti altri ragazzi si arruolò volontario nella Divisione Cremona, la stessa nella quale combattesti anche tu. Venne ferito, in battaglia, nella zona di Po di Primaro, sul Delta del fiume. Poco dopo i suoi compagni liberarono Alfonsine di Ravenna, città della quale i Volontari della Cremona sono cittadini onorari.

Fin da bambino l’Anpi è sempre stata per me una cosa cara, come di famiglia. E quando il babbo mi portava a manifestazioni dell’Associazione, trovavo lì ex-partigiani comunisti, socialisti, repubblicani, democristiani, azionisti, liberali. L’Anpi era la casa di tutti. Sempre: anche se le distanze politiche tra quegli ex-ragazzi spesso erano aumentate e gli scontri politico-partitici a volte erano durissimi.

Ma ad unirli, indissolubilmente, c’era l’avere rischiato insieme la vita (per alcuni purtroppo sacrificata) per cose che oggi aiuterebbero la Politica ad essere sempre più credibile: valori, ideali, interesse generale che prevale su quelli particolari o partitici. Di quei ragazzi dalla mia Città di Castello partirono in ottantasei. Oggi – ultranovantenni – ne sono rimasti pochissimi. Nella mia vita e nel mio impegno politico (e da otto anni in quello parlamentare) ho sempre cercato di tenere vivi, innanzitutto in me, quei valori.

Da ragazzo, nelle assemblee studentesche, negli anni di piombo e delle stragi nere, e del terrorismo rosso. Poi nelle istituzioni. Da parlamentare sono orgoglioso di aver firmato emendamenti che hanno contribuito a far vivere il Museo di Via Tasso o di avere lanciato la proposta, raccolta dalla Presidente Boldrini, di dare vita a quella straordinaria giornata del 16 aprile di un anno fa, che ricordo ancora con vera emozione, quando l’Aula della Camera ospitò coloro che avevano reso possibile il ritorno alla democrazia parlamentare: gli ex-partigiani ormai novantenni. Tra i quali tu, che prendesti la parola a nome dell’Anpi. E sono orgoglioso di avere contribuito ad organizzare i viaggi di parlamentari ad Auschwitz, insieme ai testimoni della Shoa, seguendo le orme di Walter Veltroni, con cui negli anni del Campidoglio questi viaggi con i ragazzi delle scuole erano frequenti.

Sono poi onorato di essere stato relatore in Aula del provvedimento che introduce il reato di negazionismo e di essere co-firmatario con Lele Fiano di quello sul reato di apologia di fascismo. Vedi, caro Smuraglia, ho considerato ancora più l’Anpi come casa anche mia, quando un giorno – poco più di dieci anni fa – si presentò nel mio ufficio in Campidoglio il Comandante partigiano Massimo Rendina, allora Presidente dell’Anpi di Roma, per consegnarmi la tessera onoraria dell’ Associazione. Scusa per questo elenco di iniziative, ma mi sento ferito, caro Presidente, da quello che è avvenuto: le scelte che il vertice dell’ Anpi ha compiuto hanno colpito una delle fondamenta principali dell’Associazione: essere la casa comune di coloro che credono – e praticano – i valori dell’antifascismo, della Resistenza, della Costituzione.

E che oggi vanno declinati e praticati non per le cose di settanta anni fa, ma per quelle di oggi: xenofobia, razzismo, populismi di destra, negazionismi, antisemitismi. Che dilagano, in Europa come negli Stati Uniti. Io, iscritto all’Anpi, ho votato e sostengo le riforme costituzionali. Te la dico così: perché ritengo che siano una risposta al bisogno, alla necessità, di tenere insieme due principi essenziali: democrazia e decisione. Se la democrazia non funziona, se non decide, se la Politica (già a livelli bassissimi di credibilità) non si riforma, il rischio di far prevalere i suoi nemici è forte. Sì, come ha detto Giorgio Napolitano, quelle riforme sono utili all’Italia e quindi all’Europa.

Mi batto per il Sì al referendum. Ma non pretenderei mai che una casa comune come l’Anpi si schierasse per il Sì, sapendo che al suo interno ci sono posizioni contrarie. E’ inaccettabile nel merito, poi, far passare per sostenitori di soluzioni autoritarie e contrarie ai valori della Costituzione chi, come noi, sostiene le ragioni del Sì. Ma qui siamo al merito. Non è giusto, non è possibile negare ad ogni iscritto, militante o dirigente dell’Anpi, il diritto di esprimere la propria posizione. È invece profondamente ingiusto, lo considero un errore drammatico che ha colpito profondamente l’Associazione, schierare l’Anpi.

Certo, oggi l’Anpi risente molto, nella espressione della sua linea, del fatto di vedere iscritti dei militanti di una sinistra radicale più volte sconfitta dalla storia e dalla Politica. Quadri di Rifondazione, di altre formazioni della sinistra radicale fanno politica, da tempo, solo dentro l’Anpi. E spesso le loro posizioni, e purtroppo quelle dell’Anpi, le accuse di “Costituzione tradita” richiamano alla memoria quelle di “Resistenza tradita” che Pietro Secchia rivolgeva al gruppo dirigente del Pci, che aveva abbracciato la strada della Costituzione democratica! Le polemiche di questi giorni, di queste ore sono state generate dall’avere privato l’Anpi di quella sua natura fondamentale di casa comune.

Di averla piegata ad una cosa simile a un partitino di estrema sinistra. E averla esposta a polemiche partitiche interne alla sinistra. Le dilaganti prese di posizione di tante organizzazioni contro le deliberazioni “congressuali” e di tanti partigiani ultranovantenni (l’altro giorno ho ascoltato con le mie orecchie le parole di Luciana Romoli, per dire, durante il ricordo di Massimo D’Antona) dovrebbero indurti, secondo me, a cercare – se possibile – di non far precipitare tutto. C’è tempo, se c’è responsabilità: si può accettare che un dirigente si schieri, o per il Sì o per il No.

Ma non si può accettare di sentirsi profondamente a disagio o considerati nemici in quella che è sempre stata la casa di chi, anche per un nonno, un parente, un padre o una madre impegnati nella Resistenza o nella Guerra di Liberazione, ha nel proprio Dna certi valori. Per questo mi auguro che l’Anpi possa, sia pure in extremis, salvare , con se stessa, un patrimonio del Paese. Mi auguro, caro Smuraglia, che non sia troppo tardi.

Vedi anche

Altri articoli