Caro Renzi, voglio contare anche senza comandare

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Da sette-otto anni nel Pd le decisioni vengono prese senza sentire gli iscritti. L’idea che le persone possano fare la propria parte solo se detengono il “potere” è sbagliata

Negli ultimi tempi, più di una volta, il segretario nonché presidente Renzi ha chiesto ai giovani di sfidarlo, di rottamarlo, di metterlo in minoranza. Vado a memoria, ma il senso era, più o meno, “non aspettate che qualcuno vi candidi: candidatevi. Prendetevi ciò che chiedete”. Al congresso dei Giovani democratici ha esplicitamente detto qualcosa circa il prendersi il partito se non ci andava bene quello che stava facendo.

Caro segretario, non credi che sia proprio questo il nodo? Possibile che per far valere la propria posizione si sia costretti a “prendersi il partito”? Le prove di forza, personalmente, non mi sono mai piaciute e viene da chiedersi: possibile che non ci sia uno spazio all’interno del quale discutere francamente, senza che questo venga visto come una messa in discussione della segreteria?

Ci hai detto di candidarci, ma, anche qui, mi chiedo se sia possibile dare il proprio contributo senza essere eletti, senza essere candidati. La lettura per cui oggi il partito è la somma di comitati territoriali è sbagliata, ne sono convinto. Tuttavia mi viene da chiedere se non sia malsana l’idea che una persona possa fare la propria parte solo dall’interno delle istituzioni o soltanto detenendo il “potere”.

Io vorrei poter dire la mia e provare a far valere le mie idee senza necessariamente dover vincere un congresso. Vorrei poter influire sui processi reali senza necessariamente dovermi candidare e vincere. Per farla breve, caro presidente, mi chiedo se questo partito, così come è oggi, sia in grado di cambiare il mondo. La mia sensazione è che le decisioni vengano prese ormai da 7-8 anni senza che i singoli iscritti possano toccare palla.

Probabilmente sbaglio io. Probabilmente chiedo qualcosa che non si può avere, ma quello che sento mancare è la componente umana all’interno dei rapporti tra compagni, tanto nella base quanto nella dirigenza. Ti dico una cosa: oggi stare nel partito, per i più, è un fatto alienante. Si sostengono delle posizioni nel cui processo decisionale non si è avuta voce.

Io non voglio prendermi il partito e non voglio candidarmi. Se lo facessi probabilmente prenderei la più grande batosta che un essere umano possa ricevere. E non parlo delle elezioni nazionali, ma del condominio. Mi piacerebbe poter avere il mio piccolo spazio per cambiare il mondo, indipendentemente da chi comanda e, possibilmente, proprio con il suo aiuto. Mi piacerebbe averlo anche se non siamo d’accordo, anche se la pensiamo diversamente su alcuni punti.

Se questo non accadrà non crollerà il partito, non finirà il mondo. Probabilmente molti di noi continueranno a militare, a fare la propria parte e porteremo il “verbo” nei banchetti, nelle assemblee. Sarà, però, un verbo non nostro, un verbo nel quale alcuni di noi non si riconosceranno. Lo faremo lo stesso, con la pancia a terra e lo spirito di sacrificio, perché così ci hanno insegnato. Ce lo hanno dovuto insegnare, perché il partito era così anche prima che arrivassi tu e, anzi, per molti aspetti era anche peggio. Serve però una rivoluzione sostanziale dentro il partito. Oltre ad essere presidente non ti dimenticare di essere anche il nostro segretario, colui che ha la responsabilità di fare la sintesi dei pensieri di migliaia di iscritti.

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