Caro Renzi, i giovani sono pronti a prendere in mano il Pd

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Pd banchetti

La mobilitazione dello scorso fine settimana ha visto protagonisti molti volti nuovi, che ora meritano di essere coinvolti

#ItaliaCoraggio era l’ennesima sfida di Matteo Renzi alle critiche, dopo i dati sulla diminuzione degli iscritti al Partito democratico, sul suo ruolo da segretario, e ha avuto successo: più di duemila banchetti da Nord a Sud hanno risposto all’appello del premier, scendendo in piazza, confrontandosi con la gente, spesso scossa dai soliti appelli dell’opposizione, che hanno tentano di minimizzare l’operato del maggior partito del centrosinistra.

Eppure, tra le più di duecento foto postate sui social network, non si può non notare la presenza dei giovani in quei banchetti, un elemento che di certo deve essere preso in considerazione, tenendo conto di quel termine tanto caro al leader fiorentino: rottamazione, intesa come lasciare la politica ai nuovi volti.

Il cambio generazionale è una componente che ogni partito, deve fare ad un certo punto della sua storia, e la fase “renziana” del Partito democratico deve essere il punto di svolta: la diminuzione dei tesseramenti e la visione negativa data dal partito dopo determinati accadimenti, come quello di Roma, sono elementi che possono venir meno soltanto mostrando volti nuovi, magari gli stessi che si sono confrontati con i cittadini, gli stessi che ci hanno messo la faccia. Il cambio generazionale deve, inoltre, essere un concetto attuato soprattutto al Sud: la riforma del Mezzogiorno non deve interessare soltanto il dato economico, ma anche quello politico; non basta, dunque, il solo Masterplan, ma una svolta politica in un contesto dove, in certi territori, la politica sembra padrona dei “soliti noti”.

Ma il punto è anche un altro: al Partito democratico non serve soltanto il giovane, altrimenti si ricadrebbe nello stesso errore di altri partiti, come il Movimento 5 Stelle, capace di proporre volti nuovi, ma di dubbia competenza. Il lavoro che dovrà essere svolto dal partito, di circolo in circolo, e non soltanto dal segretario, sarà quello di creare una classe politica giovane ma soprattutto capace, al di là della corrente seguita (che deve essere rispettata): davvero possiamo ammettere un giovane che, come critica obiettiva a un testo di legge, sappia dare come risposta “non è abbastanza di sinistra”?

In conclusione, la due giorni di manifestazione deve essere un punto di partenza, per un partito che deve cambiare classe dirigente (e parlamentare). Perché, caro Matteo, i giovani ci sono, e sono pronti.

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