Caro Pier Luigi, da bersaniano ti chiedo di ripensarci e votare Sì

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bersani-30-08

Il tuo No è avvilente per quelli che, come me, pensano che il nuovo articolato costituzionale sia, per quanto perfettibile, un buon passo in avanti

Caro Pier Luigi,

mi permetto di darti del tu, ho ventiquattro anni e sono un militante del nostro Partito nella provincia di Napoli.

Sono cresciuto nelle mie idee politiche durante gli anni della tua segreteria: ricordo le giornate di “Finalmente Sud”, gli incontri per le primarie, la campagna delle ultime elezioni politiche. Ricordo quando venisti a trovarci in un teatro storico napoletano, non lontano da piazza del Plebiscito. Lì, da un palchetto interrompemmo il tuo discorso per urlare: “Pierluigi, ti vogliamo bene!”.

La tua visione della “Politica nei fatti e dei fatti”, che non ha bisogno di annunci e slogan per produrre il cambiamento, il tuo pragmatismo non dimentico dei valori che la nostra storia esprime e, soprattutto, la teoria della ditta, del partito che non deve essere un tapis roulant, del luogo fisico e non dove trovare sempre l’equilibrio tra tensioni diverse, hanno ispirato fortemente il mio pensiero.

Ebbene Pier Luigi, da bersaniano di ferro, la tua scelta proprio non la capisco.

Qualche mese fa ci hai detto che sebbene la riforma non sia la panacea di tutti i mali, gli aspetti positivi prevalgono. Tuttavia non è la discussione sulla coerenza (che pure avrebbe un senso) ad appassionarmi, ciò che mi lascia basito è la ragione che adduci a giustificare il tuo No.

Ritenere che il combinato disposto da legge elettorale e revisione costituzionale disegni prospettive politiche pericolose è, date le criticità dell’Italicum, assolutamente condivisibile. Ma rassegnarsi all’idea che bisogna votare No perché il partito non avrà la forza di cambiare questa legge elettorale non posso accettarlo.

Caro Pier Luigi, il Pd non è votato al pensiero unico, all’identità acritica con le posizioni del leader e questo tu lo sai bene. A molti di noi l’Italicum non piace, il segretario se ne faccia una ragione, ma tu, per favore, non buttare il bambino con l’acqua sporca. Votare No per questa ragione significa consegnarci ad un fallimento clamoroso. Il tuo No è avvilente per quelli che, come me, pensano che il nuovo articolato costituzionale sia, per quanto perfettibile, un buon passo in avanti e vogliono continuare a battersi nei circoli, nelle assemblee di partito, nei confronti pubblici per cambiare questa legge elettorale. Tu, con il tuo No, ci stai dicendo: smettetela, avete perso.

E tu cosa farai? Pensi che basti questo No per sottrarti alla responsabilità di non aver lottato fino alla fine per ottenere il risultato migliore?

Non è questo ciò che ci hai insegnato.

Pier Luigi, ripensaci.

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