Caro Matteo, ti scrivo

Politica
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante il suo intervento al teatro Politeama di Lecce, 09 settembre 2016.
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La sfida della modernizzazione di questo paese ha bisogno di protagonisti ed è importane che tu dica chiaramente che comunque vadano le cose il tuo impegno ci sarà

Caro Matteo, le condizioni per la vittoria del Sì ci sono, nonostante un clima sociale e mediatico che alimenta insoddisfazione e quindi sfiducia. Condivido la tua scelta di non parlare di quello che farai il 5 dicembre anche se pare abbastanza chiaro che si tratta di un percorso quasi obbligato. Vorrei invitarti però a fare un’affermazione forte: comunque vadano le cose rimarrà l’esigenza di modernizzare il paese rendendolo complessivamente più efficace sia sul terreno economico sia su quello del funzionamento delle istituzioni democratiche. E tu come segretario del Pd sarai in prima fila in quell’impegno. Un impegno che nasce di lontano e dovrà andare ancora lontano, la strada è lunga e difficile.

E’ un impegno che alcuni della mia generazione hanno maturato negli anni 70 quando rifiutando la violenza e l’estremismo si rivolsero al partito comunista italiano come garante della democrazia e di una via riformista. E’ l’attesa di coloro che proprio in quegli anni erano convinti che si potesse cambiare il nome al pci riprendendo la proposta di Giorgio Amendola degli anni 60, coloro che guardavano all’intesa con la socialdemocrazia europea e alla rottura con l’URSS come la condizione indispensabile per aprire in Italia la possibilità di un’alternanza democratica.

Sono le speranze di chi in quegli anni non si ritrovò nella decisione isolazionista e senza uscita di Enrico Berliguer: la prospettiva era diventata cent’anni di solitudine. Non aspettammo allora che il muro cadesse, che l’URSS implodesse e che la fucilazione di Ceasescu e di sua moglie ci buttassero in faccia la realtà dei sistemi del socialismo reale. Guardammo con ammirazione alla svolta blairiana del labour, alla capacità di rispondere alle politiche reaganian tatcheriano nate sulle rovine della crisi delle economie del welfare. Aspettavamo che qualcosa accadesse anche in Italia e quando comparve Berlusconi sperammo che quella fosse la scossa che permettesse l’affermazione di una sinistra di governo, che finalmente mettesse da parte l’ambigua parola d’ordine del partito di lotta e di governo.

Per questo guardammo con entusiasmo alla nascita dell’Ulivo, ci vedevamo, almeno in parte, la conferma di cose che avevamo iniziato a pensare ai tempi del “compromesso storico”, che erano state compresse negli anni 80 ma che riprendevano forza perché erano una necessità storica non solo un progetto politico. Rimanemmo nuovamente delusi dalla reazione dei rentier dello establishment e riprendemmo fiato solo con la nascita del Partito Democratico. La sfida della vocazione maggioritaria, il partito degli elettori plurale e aperto, la leadership contendibile. A proposito di drammatizzazione: chi si ricorda Piero Fassino sostenere con coraggio all’ultimo congresso dei DS o si cambia o si muore? Ma anche allora dopo pochi mesi la Ditta gioì per l’abbandono di Rutelli e allontanò Veltroni. Il PD rischiò di diventare solo il nuovo packaging di quelli che c’erano prima.

Quella sfida Matteo è ancora in corso e lo sarà ancora per tanti anni anche perché le condizioni economiche non aiutano a creare fiducia.

Quella sfida non si può chiudere né con il referendum né con le elezioni del 2018. E’ una sfida che ha bisogno di protagonisti e tu lo sei diventato. Anzi proprio tu sei il frutto della crisi, di uno stato d’eccezione. Hai trovato muri, porte chiuse (a volte sprangate) e le hai buttate giù con l’irruenza imposta proprio da quelle condizioni. Ovviamente ci sono macerie e danni collaterali, esagerazioni e straripamenti che in molti si augurano possano essere contenuti all’indispensabile. Ma la tua irruenza è speculare alle resistenze con le quali si erano e si sono consolidate le resistenze passive.

La sfida della modernizzazione di questo paese ha bisogno di protagonisti ed è importane che tu dica chiaramente che comunque vadano le cose il tuo impegno ci sarà (a cominciare dal congresso del PD), che ti impegnerai a reclutare una squadra di persone affidabili e competenti, a trovare una forma organizzativa all’altezza dei nostri tempi, perché le esigenze che hanno generato questa particolare congiuntura non sono legate alla tua persona ma vengono di lontano.

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