Caro Matteo, caro Massimo, ascoltate chi crede ancora nella politica

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
18-03-2014 Roma
Politica
"Dialogo sull'Europa", iniziativa organizzata dalla fondazione Italianieuropei in occasione della presentazione del libro di Massimo D'Alema "Non solo Euro"
Nella foto Massimo D'Alema, Matteo Renzi

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
18-03-2014 Rome (Italy)
"Dialogue on 'Europe', initiative organized by the  Italianieuropei foundation
In the photo Massimo D'Alema, Matteo Renzi

La lettera aperta di una militante dem ai propri dirigenti. “Propongo di inserire una nuova parola nello statuto del Pd: armonia”

Cari compagni, caro Matteo, caro Massimo…

L’altro giorno stavo guardando una foto che avevo scattato qualche giorno prima in vacanza.

La foto ritrae otto bambine di schiena che corrono verso il mare. Sono tutte diverse: alte, basse, bionde, more. Si tengono per mano e corrono verso il mare.

Una di loro, la più piccola, ha i braccioli ma corre con loro. Insieme senza paura, verso il mare.

Avevo appena finito di leggere i giornali che riportavano le soluzioni pasticciate europee sui profughi, il Pil a zero, l’intervento di D’Alema a gamba dritta sulla Riforma Costituzionale portata avanti dal suo steso partito, e tutte le varie querelle politiche quotidiane che avvelenano la vita del Partito Democratico ormai da troppi mesi. Cosi, guardando quella foto, ho pensato al Partito Democratico. Perché quella immagine rappresenta il Pd che vorrei, il mio Pd ma purtroppo non è così. Allora sono qui cinquantenne romantica e sognatrice, innamorata della buona politica a raccontarvi di quella foto e di quei sentimenti perché vorrei che tutte le anime del Pd tornassero a tenersi per mano, a sostenersi in questa corsa affannata per salvare l’ Italia, questa corsa contro il populismo dei Cinque Stelle, la destra più becera razzista antidemocratica e xenofoba, una corsa verso i diritti di tutti, il lavoro, la corruzione, l’Europa e i tanti muri fisici e virtuali che la stanno caratterizzando.  

Tanti e tanti argomenti, tante sfide certamente pesanti che andranno a toccare ed in parte lo hanno già fatto privilegi di caste e di interessi  difficili da sradicare. Ma per questo ci vuole una squadra. Una squadra compatta, leale, capace di vincere e di perdere ma sempre unita.

Vi chiederete il perché di un intervento così banale così retorico. Perché credo di rappresentare quella parte di base del Pd, quegli iscritti che tengono aperti i circoli anche quando si è in cinque, che volantinano la domenica mattina  sotto la neve o il caldo africano, che discutono al bar o in spiaggia o al lavoro quando incontrano lungo la loro strada persone antidemocratiche o populiste ignoranti e si fermano a spiegare per ore il nostro punto di vista , il punto di vista di un grande partito di centro sinistra …perché credo di rappresentare quella base che sente ancora il Pd come la Propria casa, una casa da difendere, onorare, ristrutturare anche, ma sempre col rispetto del passato e della nostra storia. Quella base a cui non importa se sono renziana o bersaniana ma semplicemente se sono una iscritta al Partito Democratico, l’ultimo partito rimasto in Italia, un grande partito maggioritario a cui si deve rispetto e stima.

Sono una donna del Pd e vorrei ritrovare proprio quel rispetto nella gente che incontro che mi circonda. Perché sono stufa delle vostre litigate dei vostri personalismi delle vostre inutili battaglie interne.

Sono un architetto, amo costruire non distruggere ma sono anche una professoressa di storia dell’arte e di architettura e so bene che nell’equilibrio di ogni opera d’arte sia essa pittura scultura o architettura esiste una chiave perfetta per il suo raggiungimento ed è l’armonia , l’armonia di tanti piccoli pezzi perfetti nella loro posizione e essenza  .

Per questo sono qui come semplice iscritta a chiedere al mio Partito, al mio Segretario ed al mio Presidente di inserire una nuova parola nello statuto del Pd: armonia.

Perché se questo concetto entrerà nel nostro Statuto porterà equilibrio, bellezza e verità nella mia casa, nella nostra casa e si potrà ricominciare a sperare e a lavorare insieme per l’Italia.

Ripartiamo da qui. Costruire con armonia. Per tutti. Non ‘contro’ ma ‘per’.

Per ritrovare quella luce che illumini i buio di cui parlava Walter Veltroni.

Fino a che punto è arrivato il buio. Molti dicono di non ritorno. Io ci credo ancora!

Per questo sono qui a chiedere un ulteriore sforzo al mio Partito ed in particolare alla classe dirigente che lo compone: un ultimo sforzo verso un importante traguardo che ci sta aspettando: il referendum Costituzionale.

Scusate la noia…ma in fondo in fondo il Partito siamo noi. Più di voi.

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