Caro Gassman, hai ragione ma anche no

Roma
L'ingresso della stazione Anagnina della linea A della metropolitana di Roma nel giorno dello sciopero del trasporto pubblico locale, Roma, 15 maggio 2015. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Lettera aperta al popolare attore che ha lanciato l’hashtag #Romasonoio. Giusto, ma il Comune deve fare il suo mestiere

Caro Alessandro Gassman, non so – non credo – che leggerai queste poche parole di un tuo ammiratore (nonché idolatra di quel genio di tuo padre, davanti al quale durante un’intervista quasi svenni), ma da romano quale sono penso che siamo arrivati vicini al dunque.

Me lo conferma proprio il tuo appello (#Romasonoio). Appello ragionevolissimo ai romani perché facciano la loro parte a tenere pulita la nostra città; ma anche in un certo senso un appello disperato, perché implicitamente rinuncia a sperare in una efficace azione del Comune, che è tenuto a mantenere il decoro di Roma (anche perché paghiamo le tasse comunali a questo scopo).

È come se dicessi: facciamo noi. Come gli irpini quando ebbero il terremoto. O I fiorentini con l’alluvione. Belle pagine civili, orrende per la politica.

Sai che esiste un proverbio arabo che dice più o meno: “Spazza davanti casa tua e la città sarà pulita”. È un monito morale, inizia a essere onesto tu e lo Stato lo diventerà con te. Nel caso di Roma, proponi di adottarlo alla lettera: sta bene. Ma è evidente che posso fare la raccolta differenziata, ma poi non sta a me svuotare i cassonetti.

Dunque, carissimo Gassman, quello a cui si potrebbe pensare è un doppio impegno: noi tutti a non sporcare Roma, e il Comune a pulirla.

Purtroppo, o per fortuna – non lo so – ho l’impressione che sia più facile la prima cosa che la seconda.

Un saluto.

 

 

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