Caro Emanuele, perché tu sei un punto di riferimento per la sinistra

l'Unità
20160420_staino

Come faccio a rivolgermi al popolo della sinistra con questa Unità senza avere tra le tante anche la tua voce?

Cavolo, direttore! Questa tua lettera mi riempie di gioia perché è bella, appassionata, giovane e con un attento sguardo sul futuro. Mi accorgo anche, ovviamente, che mi riempie di molte responsabilità, perché le domande che poni alla fine non sono proprio domande facili facili. Sono domande che lascio lì, come interrogativi per tutti noi, giornalisti e lettori, e naturalmente militanti del Pd.

Su una cosa però ti rispondo subito: non pensare che ti voglia sul giornale in qualità di foglia di fico e tantomeno in funzione di specchietto per le allodole. Io ti voglio su questo giornale perché rimani per me il punto di riferimento politico più stimolante e capace di riempirmi la testa di idee e di emozioni. Ti voglio anche perché condivido il tuo sogno di una grande forza socialdemocratica europea e di conseguenza perché voglio un giornale che sia aperto alle mille voci della sinistra e non solo a quelle che si riconoscono nell’area del Pd.

Quando parlo di sinistra non penso soltanto ai militanti già inseriti in partiti o gruppi organizzati ma penso anche, e forse soprattutto, a quei tanti, tantissimi compagni che hanno tirato i remi in barca, che ci guardano con tristezza, sospetto e delusione ma che, in fondo al cuore, hanno ancora la voglia di trasformare questa società. I tanti compagni giovani e anziani che incontri tu e che incontro anche io nei miei giri per l’Italia al seguito della “pecora Fassina”.

Come faccio a rivolgermi a loro con questa Unità senza avere tra le tante anche la tua voce? Una voce e un pensiero che pone sempre al centro un’alta visione della politica. Quella visione che forse adesso è sbiadita assai, e che se non viene ritrovata da tutti noi ci renderà incapaci di affrontare il futuro e di raccontare, come cerca di fare Bobo, la realtà per quella che è. Senza sconti e senza paura. È Gramsci che ce lo ha insegnato, no? La verità è sempre rivoluzionaria.

Vedi anche

Altri articoli