Caro D’Alema, sei stato superficiale. Quando darai una mano?

Pd
Massimo D'Alema

Un’analisi politica seria dimostra che il Pd con Renzi ha guadagnato voti, mentre li ha persi con Bersani. Il congresso sarà nel 2017, fino ad allora lavoriamo insieme per le riforme

Caro Massimo,

da “studioso”, come ti sei più volte definito nel corso del dibattito di ieri alla Festa de l’Unità di Milano, mi sorprende che tu abbia ceduto alla tentazione di una analisi così sbrigativa e superficiale della situazione del Pd. Non solo. Perché dire che il Pd ha perso 2 milioni di voti è semplicemente sbagliato. Due milioni rispetto a cosa? A quando? Quale sarebbe il tuo termine di paragone?

Da “studioso” non ti dovrebbe sfuggire che una analisi politica deve muovere avendo come parametro di fondo qualcosa di comparabile. Elezioni di carattere nazionale con elezioni di carattere nazionale, ad esempio. E allora, certo che da “studioso” apprezzerai questa mia riflessione, mi permetto di evidenziare a te e ai tanti votanti, simpatizzanti e iscritti del nostro partito, come si sono evoluti i numeri elettorali del Pd negli ultimi anni.
Alle elezioni politiche del 2013, il Pd ha preso poco meno di 8 milioni e 650mila voti (il 25,4%), una cifra che come ben sai è stata molto al di sotto delle attese, ha impedito a Bersani di poter governare e ha decretato la nascita di un governo insieme a Berlusconi.

Un anno più tardi, nel 2014, il Pd (che nel frattempo aveva legittimato con un congresso l’elezione a segretario di Matteo Renzi, scelto sia dalla maggioranza degli iscritti sia da quella degli elettori delle primarie) ha preso alle Europee 11 milioni e 172mila voti nonostante alle urne fossero andati 6 milioni e mezzo di persone in meno. La differenza è un semplice calcolo matematico: sono due milioni e mezzo di voti in più. In dodici mesi.

Se poi volessimo essere ancora più pignoli e fare un confronto politiche su politiche, vedremmo che dal 2008 al 2013 il Pd di voti ne ha persi quasi 3 milioni e mezzo. Eppure, in quel periodo, non mi risulta che ti sia posto le stesse domande o abbia avuto la stessa solerzia nel chiedere ripetutamente che gli allora vertici del partito si facessero delle domande (e soprattutto provassero a dare delle risposte).

Chi si è fatto delle domande (e si è dato delle risposte) sono certamente gli iscritti, i militanti e gli elettori del Pd. Che hanno scelto inequivocabilmente nel congresso da quale parte stare. Il congresso, però, non si rinnova ogni settimana o ogni mese. Il prossimo sarà nel 2017. Ognuno, in quella sede, potrà legittimamente presentare la propria idea di partito, la propria proposta, le proprie risposte alle domande che tu giustamente dici sia necessario farsi.

Fino ad allora, però, sarebbe bello se tu, come altri, contribuiste in maniera costruttiva e non distruttiva a portare avanti un cammino di riforme che mai si era visto negli ultimi anni (nemmeno quelli in cui tu hai avuto un ruolo di primo piano all’interno dell’esecutivo e in cui rivendicavi la necessità di quelle stesse riforme che oggi critichi). Che non giudicaste con sdegno chi sta portando aveanti un percorso di rinnovamento e di cambiamento come se stesse facendo uno sgarbo a chi lo ha preceduto.

Sono i (tanti) cittadini e i (tanti) elettori che hanno riposto la fiducia in Matteo Renzi e nel Pd che lo chiedono. Quei due milioni e mezzo in più (non in meno) che in un anno hanno deciso di stare dalla nostra parte. E quelli che, spero, continueranno a darci fiducia nel costruire davvero e finalmente una Italia migliore.

 

(foto di Stefano Cagelli)

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