Caro Bersani, tocca a voi aiutare Renzi

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Il segretario del Pd e candidato premier del centrosinistra Pierluigi Bersani, e il sindaco di Firenze Matteo Renzi (d), sul palco dell'Obihall di Firenze, dove i due sono protagonisti di una iniziativa elettorale congiunta, 1 febbraio 2013.  ANSA/ CARLO FERRARO

Le schermaglie della minoranza mettono in crisi gli iscritti. Evitiamo di ripetere quanto fatto in passato con Prodi

Pur essendo un vecchio democristiano impegnato nella corrente di Base, da prodiano di vecchia data (si frequentava la “Lega Democratica” del prof. Scoppola) ho fatto tutta la trafila fino al Pd. Alle primarie del 2012 ho convintamente votato e consigliato di votare Bersani, perché persona seria, onesta, preparata, di ottime esperienze.

Solo dopo abbiamo capito che gli italiani non cercavano solo persone di grande affidabilità come Bersani, ma anche una rottura con l’establishment del passato, tanto da conferire ad un grillo parlante oltre il 25% dei loro consensi. Questa lezione, con tutto quello che ne è conseguito, ivi compreso quel drammatico discorso tenuto dal Presidente Napolitano in occasione della sua rielezione, mi ha portato, insieme a tanti altri democratici, a votare Renzi alle primarie del 2013 con la speranza che si potesse da centrosinistra ridare fiato alle politiche utili per il Paese, ma anche poter arginare fenomeni di dubbia affidabilità come quello dei Cinquestelle o di Salvini.

Il governo Renzi ha effettivamente impostato una serie di riforme attese da anni (ricordo i “dico” di Rosy Bindi) e, certamente imposto ritmi nuovi e anche nuove modalità (le parti sociali si ascoltano, ma è l’esecutivo che decide), cerca di recuperare il tempo perduto, di proporsi in modo nuovo in Europa, di tenere insiemi i temi sociali ed economici con i temi istituzionali. Il confronto interno non viene mai meno, perché su tutto ci si confronta, si cercano convergenze mai poi si decide sempre alzando le mani, come democrazia vuole.

Eppure invece di riconoscersi tutti nei deliberati finali, iniziano fin da subito schermaglie più o meno pesanti che mettono in crisi noialtri poveri iscritti Pd: ma la regola della maggioranza è ancora valida? ma può chi si pone in minoranza “pretendere” che le proprie tesi, pur essendo di minoranza, diventino dirittura di maggioranza? ha senso che la minoranza, invece di allinearsi con i deliberati assunti, continui a distinguersi pretendendo revisioni di decisioni partitiche e/o parlamentari appena adottate?

Dove può portare la sterile discussione se Renzi è o meno uomo di sinistra o di centrosinistra? L’ha legittimato un’assemblea del Pd democraticamente eletta e dunque le sue politiche, quando legittimate dalla direzione del partito, dall’assemblea nazionale, dalle assemblee dei gruppi parlamentari, devono, senza se e senza ma, essere sostenute da tutti e soprattutto da quanti gli si sono opposti, con esito negativo, alle primarie, esercizio che solo così può avere un senso.

Attenzione, caro Bersani, in altri tempi non tanto remoti, abbiamo per ben due volte, “ammazzato” Prodi e non certo per mano di un Verdini di turno. Stiamo attenti a non rinnovare l’impresa con Renzi, rischiando di riconsegnare l’Italia ad un centrodestra scalcinato o peggio ancora a degli sbarbatelli che saranno anche persone oneste, ma che certamente non hanno quella cultura politica/gestionale necessaria per accompagnare il Paese in tempi così difficili come quelli presenti. Renzi avrà i suoi difetti e i suoi limiti, ma voi, soprattutto i più anziani, dovete sentire il dovere di aiutarlo, trovando i giusti modi anche quando sembra di non volersi fare aiutare.

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