Caro Bersani, ti ho ammirato ma ora non ti capisco

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Stefano Fassina (s) con Pierluigi Bersani (d) durante la convention della minoranza del Partito Democratico, "A sinistra nel Pd, per la democrazia e il lavoro: l'Italia può farcela". Roma 21 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

La rovina della sinistra non è Renzi, ma quei personaggi che l’hanno sempre divisa

Caro Bersani, sono stato e sono un tuo ammiratore per le tue capacità di amministrare la cosa pubblica sia come presidente di regione che come ministro. Ti ho ammirato anche per le tue capacità di essere un uomo di partito, per aver avuto la volontà di mantenerlo sempre unito. Ora ho l’impressione che tutte queste tue qualità riconosciute tu le abbia dimostrate fino a quando eri il “vincitore” nel partito. Tutto è cambiato quando questo si è capovolto.

Ho visto gran parte della tua intervista a Piazzapulita (ma anche la tua reazione alla questione Boschi-Anpi). Non so se tu rivedi le tue interviste, ma i tuoi (e di altri) atteggiamenti, la conformazioni del volto, la tonalità di espressione, ai militanti come me, di questo partito (dal Pci ad oggi), danno una dimostrazione palese che della famosa “ditta” a voi non interessa alcunché. Mi spiace dirlo a una persona come te, ma questo atteggiamento in generale non fa altro che far crescere tra noi militanti e sostenitori un clima di diatribe, di guerra fredda, di differenziazioni marginali e spesso mediocri.

Non sono certo il sostenitore del culto della personalità né tanto meno di un appiattimento supino sulle posizioni di chi governa al momento il partito. La voce critica deve esserci, è necessaria, ma la sua forza e il suo obiettivo devono essere quelli di avere una fluidità nel discutere e dibattere, ma con lo scopo di vedere unito, non il partito come forma astratta, ma i propri sostenitori ed elettori. Sull’Unità (il giornale al quale tu dovresti partecipare più attivamente) ieri c’è una bellissima (come sempre) vignetta di Staino in cui parlando di Fassina si dice “ci voleva qualcuno che prendesse il posto lasciato da Bertinotti”. Ecco purtroppo la vera rovina della sinistra non sono certo Renzi e il renzismo, sono e sono stati personaggi come Fassina e Bertinotti (e tanti altri), che nella esaltazione della loro autoreferenzialità teorica ed astratta hanno sempre dimostrato di essere i migliori alleati della destra, che purtroppo in Italia è la peggiore.

Io sono convinto che anche tu la pensi così su questi personaggi. E allora dobbiamo fare degli sforzi, qualche volta anche spiacevoli, per evitare ogni possibile frammentazione al nostro interno, soprattutto tra i militanti e gli elettori di base, perché (e tu lo sai) “non c’è, nel parlamento e nel Paese, nessuna alternativa di sinistra al Pd di oggi: c’è invece il fronte variegato delle forze populiste pronto a tentare anche in Italia la spallata…” per farla regredire ancora di più di come lo è oggi. E noi un’Italia così non la meritiamo. “Noi stiamo con l’Italia che ci prova”.

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