Cari romani, solo con me si cambia davvero

Amministrative
Roberto Giachetti, Rome mayoral candidate for center-left Democratic Party (PD), during a press conference in Rome, Italy, 06 June 2016. Giachetti and Rome mayoral candidate for the anti-establishment Five Star Movement (M5S), Virginia Raggi, are expected to go into a second round of voting on 19 June.   ANSA/ETTORE FERRARI

Olimpiadi, metropolitana, stadio della Roma, Atac: io so cosa fare e in cento giorni vedrete i primi risultati. Dall’altra parte c’è la grande alleanza Alemanno-Marino-Raggi

Care romane, cari romani,

adesso anche basta.

Da molto tempo sto chiedendo a Virginia Raggi di fare un confronto con me. Lei è sempre scappata e a me non sembra serio perché uno di noi due governerà Roma per cinque anni. E milioni di romani hanno il diritto di conoscere le sue opinioni contro le mie. Le sue proposte contro le mie. Non è un problema di buona educazione. Ma di dignità. Di rispetto. In una parola: di buona politica.

Ora, finalmente, dopo mesi di fuga, sembra abbia accettato un confronto. Spero sia anche pronta a rispondere.

Ve lo dico con franchezza: non ne posso più degli staff, dei discorsi scritti, degli elenchi di promesse, dei falsi video costruiti ad arte. Mi dicono “Robè, statte bono, lascia perde”. Io non lascio perdere. Io mi chiamo Roberto Giachetti e sono uno molto schietto.

Sono romano, voglio fare il Sindaco di Roma, ma prima ancora voglio bene a Roma. Roma è a un bivio. I romani devono sapere che nei prossimi cinque giorni ci giochiamo cinque anni. E che le conseguenze se vince la Raggi o se vinco io sono molto diverse. Se vinco io Roma punterà a ospitare le Olimpiadi 2024, se vince la Raggi no. Punto. È una differenza enorme. Significa investimenti nelle periferie, campi sotto casa dove possono giocare i nostri figli, richiamo internazionale, investimenti esteri, centosettantamila posti di lavoro. E significa anche che Roma non è una città come le altre, significa che Roma può volare. Può sognare. Il referendum sulle Olimpiadi è domenica prossima. Se vince la Raggi il sogno olimpico è finito. Lo ha detto lei. Rispetterò il vostro voto. Ma quando entrate in cabina elettorale, pensateci.

Se vinco io a Roma sarà terminata la metropolitana a cominciare dalla Linea C, se vince la Raggi no. Senza metropolitana una città moderna non funziona. Altro che discorsi. Se vuoi la mobilità sostenibile devi fare le metropolitane e portarle in periferia, non solo in centro. Altrimenti è solo il regno del traffico. L’Italia è indietro sulle metropolitane e Roma ha una linea bloccata da decenni. Se vinco io si finisce, se vince la Raggi no. Lo ha detto lei. Rispetterò il vostro voto. Ma quando entrate in cabina elettorale, pensateci.

Se vinco io Roma costruirà lo stadio della Roma, se vince la Raggi no. Ok, è vero. Sono un tifoso sfegatato, lo ammetto. E so che senza stadi di proprietà il calcio non ha futuro, come dimostrano le esperienze inglesi e tedesche e anche qualche esperienza italiana, ahimè. Ma voglio essere chiaro: mi guida la passione di amministratore, non quella del tifoso. Lo stadio della Roma porta investimenti e posti di lavoro. Se vinco io si fa lo stadio, se vince la Raggi no. Lo ha detto lei. Rispetterò il vostro voto. Ma quando entrate in cabina elettorale, pensateci.

Se vinco io Roma cambierà i dirigenti Atac responsabili dello sfascio del trasporto pubblico, se vince la Raggi no. Durante il commissariamento Atac ha visto arrivare da fuori un manager, Rettighieri, che come primo atto è andato in procura a consegnare i faldoni con le schifezze fatte da alcuni dirigenti Atac. Io ho detto che ero pronto ad accompagnarlo, lei non ha fiatato. Io ho detto che lo confermerò, lei no. Se vogliamo fare pulito si deve partire dai presunti top manager che hanno preso stipendi da favola e ci hanno dato un servizio da terzo mondo. Se vinco io in Atac si continua a cambiare tutto, se vince la Raggi no. Lo ha detto lei. Rispetterò il vostro voto. Ma quando entrate in cabina elettorale, pensateci.

Se vinco io Roma cambierà nei primi cento giorni, se vince la Raggi no. Ha detto che i primi cento giorni li passerà a studiare. Io, invece, so cosa fare. Ho lavorato in comune quando c’era la prima amministrazione Rutelli, quella in cui le cose si facevano. Io, radicale, ho organizzato la Giornata Mondiale della Gioventù a Tor Vergata con Giovanni Paolo II. Io, romanista, ho organizzato i festeggiamenti dello scudetto della Lazio al Circo Massimo. Io ho firmato migliaia di delibere e non ho mai avuto nessun problema con la giustizia. Nei primi cento giorni vanno rimesse a posto le strade (06/zero buche è il nostro progetto) altro che perdere ancora tempo. Lo ha detto lei. Rispetterò il vostro voto, ma quando entrate in cabina elettorale pensateci.

Basta chiacchiere, basta promesse, basta fumo negli occhi: qui c’è da governare una grande città, la nostra città.
Io non sono un politico come gli altri. Ho fatto lo sciopero della fame quando i miei colleghi parlamentari non riuscivano a cambiare la legge elettorale. Ho messo la faccia in battaglie ideali e concrete.

Posso vincere o perdere, lo deciderete voi domenica 19 al ballottaggio perché lì sarà solo la sua storia contro la mia storia, la sua credibilità contro la mia credibilità, le sue idee contro le mie idee, la sua capacità contro la mia capacità. Ma Roma deve sapere che cosa si sta giocando. Se vince la Raggi saltano le Olimpiadi, salta la linea C della metropolitana, salta lo stadio della Roma, salta la pulizia in Atac e i primi cento giorni lei sta a studiare. Se vinciamo noi, si cambia davvero.

E se avete dubbi ricordatevi: Gianni Alemanno e Ignazio Marino, i sindaci degli ultimi anni, voteranno tutti e due per Virginia Raggi. Hanno lasciato Roma così come la vedete e per continuare l’opera scelgono la Raggi, non a caso. Chi vuole cambiare, sappia che noi ci siamo. Questo ballottaggio ormai è un referendum tra chi vuole continuare con la grande alleanza Alemanno-Marino-Raggi e chi vuole cambiare davvero. Su Olimpiadi, stadio, linea C, Atac, primi cento giorni questa è la grande occasione per Roma.

Viva Roma che cambia. Viva Roma che non butta via il suo futuro.

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