Cari psicologi del Fatto, lasciate stare i giornalisti dell’Unità

Il Fattone
Unità

Per un lettore, il giornale di Travaglio sarebbe erede di Croce e Terracini

Ai giornalisti dell’Unità che sempre più numerosi vagano per città e campagne in cerca di un senso da dare alla loro grama esistenza suggeriamo una lettera apparsa oggi sul Fatto. “La psicologia ci insegna – scrive il signor Maurizio Burattini, un esperto della materia – che le persone sopportano meglio la fame piuttosto che la perdita di identità”. E i giornalisti dell’Unità si troverebbero precisamente a questo bivio: “Si rendono perfettamente conto che il loro giornale non ha più come punti di riferimento i valori della sinistra, custoditi nella Carta costituzionale e nello Statuto dei lavoratori”, perché Renzi, cattivone, “li ha smantellati”.

Che fare? Dimettersi in blocco, marciare su palazzo Chigi sventolando la Costituzione (che a dire il vero custodisce i valori di tutti, non soltanto quelli “della sinistra”), condannarsi alla morte per fame che, come abbiamo appena scoperto, è preferibile da chiunque alla “perdita di identità”?

Niente affatto: all’inconsolabile perdita che li lascia “orfani” e disperati i giornalisti dell’Unità regiscono criticando il Fatto, che l’altro giorno ha pubblicato un’insinuazione anonima su presunte riunioni d’affari al Nazareno. Gli interessati hanno smentito, ma i giornalisti dell’Unità, secondo il Fatto, avrebbero dovuto confermare: altrimenti come fanno a ritrovare la loro identità smarrita?

Eh sì, perché “il giornale che ancora tutela i valori più nobili della nostra civiltà – sentenzia il signor Burattini – e che può essere considerato il vero erede di Croce, Parri, Calamandrei e Terracini si chiama Il Fatto Quotidiano”. E se i giornalisti dell’Unità non lo capiscono dev’essere sicuramente perché hanno perso la loro identità. O magari perché leggono il Fatto.

 

 

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