“Cara Virginia, hai firmato un licenziamento in bianco. Un’umiliazione per le donne”

Roma
Virginia Raggi (M5S) durante il confronto con altri due candidati a sindaco di Roma, Roberto Giachetti (Centrosinistra) e Stefano Fassina (SI), alla Citta' dell'Altra Economia a Roma, 3 maggio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

“Come puoi vendere la tua libertà sotto minaccia di una sanzione di 150mila euro?”

Cara Virginia lo sai anche tu: la vita delle donne in politica non è una passeggiata di salute.

Per questo ho respinto le insinuazioni sulla tua carriera e combatto con rispetto le scelte del tuo movimento perché li ritengo talmente vacui da poter piacere alla destra, non a caso leader di destra come Salvini e la Meloni hanno dichiarato che voterebbero per te al ballottaggio. Ma questo fa parte del confronto ideale, politico e programmatico.

E sarà durissimo perché non permetteremo che al governo di Roma arrivi chi si è espresso contro i vaccini, e contro lo screening precoce del tumore.

C’è una cosa più importante che vorrei discutere da donna a donna. La forza di tutte le donne è la battaglia per la libertà e l’indipendenza, personale, professionale e lavorativa, familiare e culturale.

Le donne che si sono battute e si battono con noi hanno sempre avuto questa stella polare.

E’ grazie alla lotta delle combattenti della Resistenza, a quelle del movimento femminista che possiamo presentarci ai cittadini e alle cittadine romane, in una sfida leale sostenute da una legge sulla parità di genere anche nelle preferenze.

E’ un patto: da persone libere ed indipendenti ci presentiamo (con un partito, una lista civica o un movimento) per rappresentare i cittadini. Nessuno ci può toccare.

Dopo che ci avranno eletto in altrettanta assenza di vincoli dovremo fare il meglio per esercitare questo “mandato”. Io almeno la penso così.

Tu invece hai affermato che se il tuo capo, un uomo, te lo chiedesse ti dimetteresti. Che figura ci facciamo tutte noi?

Hai anche firmato una lettera di licenziamento in bianco, un patto vessatorio che mette la tua libertà in mano ad un padrone anonimo, “il movimento” o lo staff, estraneo al mandato popolare.

Scusa la crudezza, ma davvero sei disposta a vendere la tua libertà sotto minaccia di una sanzione di 150.000 euro? Non ci posso credere. Come è possibile?

Abbiamo lottato per anni per evitare che le donne dovessero firmare licenziamenti anticipati in bianco magari perché costrette o per impedire che l’attesa di un figlio le sbattesse fuori. Ti prego di non umiliarci tutte con questa specie di asservimento, le donne non sopportano catene o taglie sulla loro libertà. Ritira quella firma e facciamola insieme questa battaglia.

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