Cara Dini, quel partito non l’ha demolito Renzi ma la Storia

Pd

Utile discutere sulla forma-partito, che è in crisi da vent’anni e non da oggi

È sicuramente utile discutere delle forme organizzate della politica, senza le quali alla lunga una democrazia può solo fare passi indietro. Ringrazio perciò Bruna Dini, che ci segue su questo sito e che ha sviluppato un ragionamento partendo da una cosa che avevo scritto a proposito delle tante lettere che ci sono arrivate sulla polemica fra Staino e Cuperlo.

Io penso che nel Pd si discuta poco alla base (mentre lo si fa anche troppo al vertice: ma questa è una battuta). Che in generale non soltanto non ci siano le sedi per farlo, ma soprattutto il tempo, la voglia, la percezione che può essere importante.

Nessuna nostalgia per le riunioni di ore e ore, spesso inconcludenti, burocratiche. Le abbiamo fatte.  E proprio nessuna voglia di istituire un modello valido per tutti. A uno può piacere passare tutti i giorni al circolo, ad un altro per niente: ed entrambi possono sentirsi parte di una stessa comunità politica.

Ma non giriamoci intorno. “Quel” modello di partito a cui Bruna Dini pensa non l’ha demolito Renzi. L’ha demolito la Storia. Sarà da un paio di decenni, forse tre, che il modello di partito fondato sulle sezioni, le tessere, gli attivi, i direttivi, le zone, le federazioni provinciali, i comitati regionali, i probiviri, eccetera eccetera, non funziona più.

Bersani, eletto segretario, disse che voleva aprire 1000 circoli nuovi. Non c’è riuscito. Non ci poteva riuscire. Il partito “solido” che quel gruppo dirigente voleva ricostruire semplicemente non esisteva se non nella sua fantasia.

Nessuno però – questo è il punto su cui forse siamo d’accordo, cara Bruna -ha trovato qualcosa di nuovo. Non c’è riuscito il fondatore del Pd, Walter Veltroni. E Matteo Renzi, è la critica che gli faccio, forse non si pone adeguatamente il problema. Ma non imputiamogli colpe che non sono sue ma del tempo che passa su tutti noi.

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