Cara Cristiana, serve maggior rispetto

Diritti
Un momento della manifestazione 'Difendiamo i nostri figli' contro il ddl Cirinnà, le unioni civili e quelle omosessuali a piazza San Giovanni, Roma, 20 giugno 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

Il dibattito sulle unioni civili sull’Unità. Ecco cosa scrive Silvia Costa a Cristiana Alicata

Ritengo importante, non da oggi, che il Partito democratico promuova il riconoscimento per legge delle unioni civili delle persone omosessuali e dei loro diritti. Un riconoscimento fondato specificamente sull’art.2 della Costituzione e quindi in una fattispecie giuridica che non le equipara alla disciplina matrimoniale e che non prevede la possibilità di adozione.

Ho condiviso,a questo proposito, le posizioni recentemente pubblicate sull’Unità dalla sen.Emma Fattorini e sull’Espresso dalla sen. Rosa Maria de Giorgi, che sono critiche verso l’ipotesi della step child adoption, prevista nel testo in discussione, anche se ritengo che vada salvaguardata la continuità affettiva dei figli già esistenti attraverso forme di affido rafforzato. Che la step child adoption possa essere usata per aggirare il divieto di ricorso alla pratica della maternità surrogata e dell’utero in affitto non è quindi una mia solitaria ipotesi ma è un rischio reale al centro del dibattito aperto anche nel Pd , che è alla ricerca di una possibile mediazione.

Un dibattito che coinvolge sensibilità, esperienze e valori che non meritano di diventare mezzi di forzature,strumentalizzazioni e tantomeno di attacchi violenti e inaccettabili come quelli di cui sono stata oggetto su Facebook da parte di Cristiana Alicata che è arrivata a preannunciare una sua formale richiesta di espulsione della sottoscritta dal Partito democratico (che ho contribuito a fondare). Il tutto perché, rispondendo a sue obiezioni sul mio collegamento tra step child adoption e maternità surrogata, ho replicato chiedendo allora come mai in Parlamento europeo ci fossero state forti pressioni non solo dall’intergurppo LGBT del Parlamento ma anche dai movimenti esterni a sostegno della causa LGBT contro il paragrafo del Rapporto sui diritti umani che ribadiva la condanna della pratica della maternità surrogata. Sarebbe importante, allora, un pronunciamento forte dell’intera comunità LGBT contro le madri surrogate, come sta promuovendo il movimento “Se non ora quando”.

Ho parlato di “lobby” LGBT, ma nel senso che se ne fa soprattutto in Europa (dove,ad esempio, esiste la Lobby europea delle donne), ovvero per esplicitare questa azione di pressione, interlocuzione a tutela di specifici diritti e interessi esercitata legittimamente dalle organizzazioni gay nei confronti delle istituzioni per orientarne le scelte. Non ho nulla contro ma ne riconosco il ruolo. Se questo ha urtato la sensibilità di chi in Italia è abituato ad un uso negativo della parola, me ne dispiace. Ricordo sommessamente le infinite volte che si è usato, anche al nostro interno la parola Lobby attribuita di volta in volta a questi o quelli,senza che nessuno abbia mai scomunicato o chiesto l’espulsione dal PD. O su questa materia si pretende il pensiero unico?

Nessuno si può sentire autorizzato, all’interno dello stesso partito, a usare termini e toni violenti e inaccettabili arrivando a paragonare una persona con la mia cultura e storia politica democratica ( di cui evidentemente Alicata conosce ben poco) a Hitler! Siamo al grottesco.

Sono sicura che i Democratici hanno a cuore ancora la ricchezza peculiare del nostro Partito, quella di mantenere il rispetto della persona, pur nella legittima diversità di posizioni e elaborazioni politiche.

Tanto più su materie delicate e complesse come queste, sulle quali anche nel Gruppo S&D in Parlamento europeo si registrano posizioni diversificate non solo nel gruppo ma anche all’interno delle delegazioni nazionali.

Mi auguro che i Gruppi parlamentari del PD abbiano tutta la serenità e la consapevolezza necessari per poter approvare presto una legge equilibrata e giusta.

 

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