Cara Boldrini, non si renda complice dell’Iran

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epa05078721 Laura Boldrini, the President of the Italian Chamber of Deputies, attends a joint news conference with the President of the Austrian National Council, Doris Bures (unseen), in Vienna, Austria, 22 December 2015. Bures signed a declaration for more European integration which was already signed by Boldrini, the President of the National Assembly of France Claude Bartolone, the President of the German Bundestag Norbert Lammert and Luxembourg's parliament president Mars Di Bartolomeo.  EPA/CHRISTIAN BRUNA

La presidente della Camera andrà a Teheran nelle prossime settimane. Un appello di “We Are” le chiede di porre condizioni che riguardano la presenza del regime islamico in Siria

Qualche giorno fa diverse agenzie di stampa hanno battuto la notizia del prossimo viaggio del presidente della Camera Laura Boldrini in Iran. Un viaggio che, secondo quanto riportato, si realizzerà dopo lo svolgimento delle elezioni per l’Assemblea degli Esperti e per il Parlamento iraniano, previste per la fine di febbraio.

Si tratta di elezioni centrali per la Repubblica islamica, particolarmente per quanto concerne l’Assemblea degli Esperti, organo che materialmente eleggerà il prossimo Rahbar (ovvero il successore di Khamenei). Il regime iraniano ha già fatto intendere come devono andare le cose: al di là della pubblica richiesta di Khamenei agli iraniani di recarsi ai seggi – anche a chi non condivide il sistema, dice Khamenei su Twitter – oltre il 60% dei candidati sgraditi all’establishment sono stati squalificati. Una mossa che ha colpito soprattutto i candidati riformisti che, molto probabilmente, per ottenere qualche seggio saranno costretti ad unirsi alle liste legate a Rafsanjani e Rouhani. Tra gli squalificati eccellenti, spicca il nome di Hassan Khomeini, nipote dell’Ayatollah Khomeini, rigettato per “mancanza di credenziali islamiche”.

Mentre la morsa della censura si stringe all’interno dell’Iran, anche all’esterno le cose non vanno meglio. Recentemente il regime ha ammesso di aver dispiegato membri della Unità Saberin – unità speciale dei Pasdaran – in Iraq e in Siria. La stampa internazionale, quindi, ha rivelato che i gruppi paramilitari sciiti, in primis Hezbollah, si stanno rendendo complici del terribile assedio di Madaya, dove i bambini sono costretti a mangiare l’erba per sopravvivere. All’inizio di gennaio, grazie a pressioni internazionali, Damasco aveva accettato di lasciar passare qualche aiuto umanitario a Madaya. Terminata l’attenzione dei media, l’assedio alla piccola cittadina a 50 chilometri dalla capitale è ripreso senza pietà.

In questo drammatico contesto, il Presidente della Onlus “We Are”, Enrico Vandini, ha deciso di lanciare una lettera aperta/petizione, alla presidente Boldrini. Da anni, “We Are” è impegnata in Siria a sostegno dei profughi stanziati nell’area di Aleppo, oggi martoriata dai bombardamenti delle forze filo-Assad.

Nella petizione, pubblicata su Change.org, “We Are” chiede alla Boldrini di porre delle precondizioni chiare, prima di giungere a Teheran. Precondizioni che denuncino in particolare il ruolo dell’Iran in Siria, chiedendo il ritiro delle forze paramilitari sciite dal territorio siriano. Ciò, sottolinea l’appello di “We Are”, al fine di non “rendere il nostro Paese complice di un regime autoritario e fondamentalista, primo sostenitore del terrorismo internazionale”.

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