Cara amica, ti spiego perché voto Sì

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Oggi in Italia il problema non è il carattere di Renzi e i suoi errori ma la possibilità che lui avrà di bloccare lo snaturamento della democrazia

Cara Guillemette, cara amica mia. Ci conosciamo da più di trent’anni, e da più di trent’anni cerco regolarmente di spiegarti la situazione italiana: con esiti altalenanti.

Ti ho spiegato il terrorismo rosso, la mafia e l’antimafia, il comunismo à l’italienne e il populismo. Ed ogni volta mi hai rimproverato di essere diventata «troppo italiana». Può darsi che la tua accusa sia giustificata. Comunque, da «troppo italiana» tenterò di rispondere alle tue ultime domande.

Mi chiedi come mai Matteo Renzi, giovane, brillante, spregiudicato leader del centrosinistra, applaudito meno di tre anni fa come il possibile grande rinnovatore della politica italica, possa oggi «suscitare tanto odio». Bella domanda.

Di errori di stile e di comportamento ne ha fatti tanti: la sua arroganza, la sua sbrigatività nelle proposte, la sua disinvoltura. Ricordati, Guillemette: non ero particolarmente incantata quando sbarcò a Palazzo Chigi dopo aver “pugnalato” un Enrico Letta che trovavo personalmente decente e difendibile. Aggiungo che a questi “difetti” formali, Renzi ne aggiungeva altri di fondo: la sua ignoranza o sottovalutazione di tutto quanto i cosiddetti “corpi intermedi” avevano accumulato come riflessioni, informazioni, analisi e proposte, cioè tutto l’apporto di partiti, movimenti, associazioni, amministrazioni esistenti prima del suo avvento. Per poi essere capace di avanzare proposte e riforme sulle quali in fine dei conti gli capitò, spesso, di fare marcia indietro. Dunque, per tutti questi motivi, non vidi svilupparsi favorevolmente il renzismo.

Ne testimoniano i primi pezzi che scrissi per Le Nouvel Observateur, uno dei quali si intitolava «Le Florentin», e non era tenero sulla genesi del potere di Renzi. Poi il tempo è passato. Le cose si sono sviluppate, strutturate, irrigidite. I populismi, di destra e di sinistra, si sono prepotentemente affermati. Il mio intuito però mi dice che né il leghismo né il berlusconismo sono oggi in grado di amalgamare questo vasto rigetto della politica: possono farlo soltanto Grillo e il M5S , che dopo un breve periodo in cui si era potuto pensare fossero capaci di diventare un partito come gli altri, sono ri-scivolati in un format impressionante per la sua capacità attrattiva di tutti i delusi, di tutti gli scettici e gli antagonisti dell’antipolitica e dell’antisistema che esistono sul territorio.

Un format impressionante, ti dicevo, sia per come gestisce la propria democrazia interna sia per la sua eventuale gestione della cosa pubblica a livello nazionale. Di questa sua indefinibilità rivendicata (il voler essere né di destra né di sinistra) sta il suo successo, e insieme il pericolo per la democrazia. Perché al di là delle possibili intenzioni “normali” di alcuni dei suoi leader, la spinta antipolitica indifferenziata, ignorante e spesso volgare che veicola questa immensa pancia del rifiuto non può che sboccare, secondo me, che su una forma di fascismo. Ecco, l’ho detta quella parola.

Pur sapendo di essere stata sbrigativa sommaria e manichea. Ma credimi, so anche di essere lungimirante. E mi sento di diagnosticare nella irresponsabilità di alcune divisioni interne della sinistra non solo un grande rancore, un immenso spirito di vendetta, una propensione notevole ai personalismi e ai calcoli (del tipo: «Debbo acquisire maggiore visibilità per pesare di più al momento della resa dei conti»), ma una totale sottovalutazione del pericolo che correrà la democrazia quando tutti i dissensi verranno coagulati sotto l’egida del populismo grillino.

Esiste già, tra l’altro, un tipo di giornalismo pronto ad orchestrare in nome del necessario cambiamento questa discesa agli inferi, come esistevano in Francia fra le due guerre dei colleghi antisistema che non si resero subito conto di aver involontariamente fatto il letto del “pétainisme”, questo fascismo “à la française”.

Mi rendo conto di non essere allegra, spero però di essere stata chiara. Se aggiungo che il contesto internazionale anche lui dà una mano ai populismi, penso che capirai, cara Guillemette, che oggi in Italia il problema non è il carattere di Renzi e i suoi errori ma la possibilità che lui avrà di bloccare lo snaturamento della democrazia: è l’unico a poterlo fare. Per questo voterò Sì al referendum del 4 dicembre (anche questa era una tua domanda).

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