Capro espiatorio, una tecnica che va sempre di moda

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Il capro espiatorio, come spiegazione della difficoltà di una nazione, è un artificio retorico drammatico e travolgente, difficile poi da arrestare

Hitler ha governato per una decina di anni, prima dell’inizio della fine. Credo che nessun leader mondiale in nessuna epoca storica abbia prodotto uno sconvolgimento di questo genere in così breve tempo. 50 milioni di morti, lo sterminio degli ebrei, il mondo sconvolto in ogni sua parte. Fino alla sua ascesa Hitler era un perfetto e inutile fallito. Costretto a soggiornare nei dormitori pubblici, tentando di vendere qualche brutto acquerello ai turisti. La sua ascesa comincia nelle birrerie tedesche dove mette in mostra le sue capacità oratorie. In pochi anni diventa il leader di una nazione frustrata dalla sconfitta subita nella prima guerra mondiale, dall’inflazione, dalla perdita di prestigio. La nazione tedesca si identifica con lui e lui costruisce con la Germania una vera e propria “connessione sentimentale”. Utilizzando uno schema che torna spesso nella storia.

La costruzione dei “capri espiatori”. Ebrei, comunisti, potenze internazionali e plutocrati. Non è importante quanto fossero fondate le sue accuse. In questo modo egli fornisce una spiegazione consolatoria alle frustrazioni tedesche.

Il capro espiatorio, come spiegazione della difficoltà di una nazione, è un artificio retorico drammatico e travolgente, difficile poi da arrestare. L’alibi perfetto e violento per creare un immaginario collettivo.

Leggasi la storia di questi giorni in varie parti del mondo: gli immigrati, l’euro, la finanza , i poteri forti, il commercio internazionale, la religione… C’è solo da scegliere.

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