Caporalato, finalmente una buona legge che sana una ferita vergognosa

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Ora sarà necessario che venga fatta rispettare e che tutti i soggetti chiamati a vigilare ed intervenire a sostegno e tutela dei lavoratori e lavoratrici facciano la propria parte fino in fondo

Un bel film di Andrea Segre del 2010 intitolato “Il sangue verde”, documentava lo sfruttamento ai limiti della schiavitù dei lavoratori impegnati negli agrumeti di Rosarno. Era passato poco tempo dalla rivolta dei lavoratori a cui seguirono poi indagini che – smentirono clamorosamente il Min. Maroni – con arresti e denunce per vari reati legati agli interessi delle mafie locali che controllavano anche il redditizio “mercato del lavoro”.

Prima e dopo di allora lo sfruttamento di cittadini stranieri nel settore agricolo ha rappresentato una delle piaghe più diffuse nel nostro sistema produttivo. Conosciuta ma tollerata de facto. Una offesa alla civiltà e alla dignità delle persone. Il ripetersi di episodi violenti, di morti per la fatica hanno richiamato l’attenzione dei media e della politica su questo fenomeno di carattere nazionale, che smuove interessi per miliardi di euro e che vede intrecci criminali interessati alla gestione della filiera dello sfruttamento. Una filiera lunga e redditizia, non scalfita dalla legislazione precedente.


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Provvedimenti poco efficaci che sembravano ignorare le “leggi non scritte” che regolano un mondo sommerso dove gli ultimi, i nuovi schiavi sono donne e uomini sottomessi, ricattati e segregati. Tenuti ai margini delle comunità territoriali affinché questo isolamento resti assoluto spesso nell’indifferenza colpevole di molti cittadini, istituzioni e organizzazioni economiche. Si tratta soprattutto cittadini stranieri ma non solo, come attesta la morte per fatica di Paola Clemente il 18 agosto del 2015.

Non tutti per fortuna però hanno ignorato quanto accadeva in questi anni. I sindacati, le reti associative, insieme alla parte migliore della politica, incessantemente in questi anni sono rimaste a fianco dei lavoratori. Un numero che secondo stime per difetto supera le 400.000 persone, spesso pagate meno di 3 euro l’ora e impiegate da Nord a Sud nei campi, nelle serre e nei frutteti. Un quadro incredibile nel 2016 in una nazione fra le più ricche al mondo.

Queste le premesse vergognose che nei mesi scorsi hanno portato molti nostri deputati e senatori nei campi e nelle serre di tutta Italia per vedere e toccare con mano situazioni altrimenti impensabili, in cui vessazioni e umiliazioni, di frequente violenze fisiche rappresentano la quotidianità e in cui le donne sono spesso l’anello più debole. Una presa d’atto dolorosa che ha portato alla presentazione della legge approvata ieri contro il caporalato e a difesa dei lavoratori. Una buona legge, costruita attraverso l’ascolto e il monitoraggio sul campo, che sana una ferita aperta e ristabilisce un principio di civiltà e come conferma il fatto che sia stata approvata con la sola astensione di Lega e FI.

Ora sarà necessario che venga fatta rispettare e che tutti i soggetti chiamati a vigilare ed intervenire a sostegno e tutela dei lavoratori e lavoratrici facciano la propria parte fino in fondo. Occorrerà quindi una applicazione non “formale” di questa legge per vincere l’indifferenza diffusa che ha permesso che queste cose accadessero. Una battaglia culturale lunga e capillare che affianchi il dispiegarsi degli effetti positivi del provvedimento approvato e che veda anche gli Enti Locali, le forze politiche e sociali sforzandosi di coinvolgere le proprie comunità in questo processo di educazione alla legalità e alla solidarietà.

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