Cannabis, perché dico sì alla legalizzazione

Diritti
epa04694972 Major of La Florida, Rodolfo Carter, examines a cannabis plant in La Florida, Santiago de Chile, Chile, 07 April 2015. The first cannabis harvest in Latin America for medicinal purposes took place in Chile. Chile's legistlation is progressing towards the decriminalization of consumption and cultivation of cannabis for personal use and medicinal purposes, permitting six plants per household.  EPA/FELIPE TRUEBA

Il proibizionismo ha fallito, ora c’è bisogno di un nuovo approccio. Da dicembre alla Camera inizieremo a discuterne

A dicembre alla Camera inizierà la discussione della legge sulla legalizzazione della cannabis, firmata da oltre duecento deputati. Ma perché ne stiamo discutendo e perché dovrebbe essere giusto legalizzarla?

Secondo alcune stime, il giro di affari che ruota attorno alla cannabis in Italia ogni anno è di circa 3,3 miliardi di euro, che in questo momento sono completamente monopolizzati dalla mafia.

Mi si dirà che l’uso della cannabis porta all’uso di droghe più pesanti e pericolose e che non è etico che lo stato si arricchisca su questo. Diversi studi dimostrano come, da un punto di vista “tossicologico”, la cannabis sia di per sé molto meno pericolosa di altre sostanze. Ciò che fa sì che dalla cannabis si passi a droghe più pesanti non è la sostanza in sé, ma il fatto che per consumarla si sia costretti a frequentare degli spacciatori che per “fidelizzare” il cliente proporranno sempre nuove droghe. Il consumo regolamentato dallo Stato eliminerebbe questo rischio.

Ogni anno nel mondo l’alcol fa più morti della guerra, circa 3 milioni e 300mila persone di cui 25mila solo in Italia, e il fumo fa anche peggio, circa 80mila morti all’anno nel nostro paese. Ma nessuno ha la percezione, nel dibattito pubblico, della pericolosità dell’alcol o del fumo come sostanza. Non vi sono notizie invece di morti a causa dell’utilizzo di cannabis.

In Italia da quando è in vigore la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, il numero di sostanze psicotrope è decuplicato, il numero di consumatori è aumentato, mentre le carceri sono piene di piccoli spacciatori e piccoli consumatori che sicuramente non trovano nel nostro sistema carcerario un percorso di riabilitazione.

Questo ci fa affermare con semplicità che il proibizionismo ha fallito ed è necessario, per tutelare la salute pubblica, un nuovo approccio sul tema delle droghe leggere. La legge che abbiamo presentato va proprio in questa direzione: portare il dibattito pubblico sulle droghe ad un livello europeo e non da inquisizione.

Per fare questo cambio di politiche, però, sarebbe necessario un altro passaggio: il monitoraggio e la prevenzione nell’uso delle sostanze, dall’alcol all’ecstasi, dovrebbe essere coordinato da chi si occupa di sanità. Il Dipartimento nazionale antidroga nel nostro paese è sotto la presidenza del Consiglio dei ministri; se il presidente del Consiglio lo spostasse sotto il ministero della Salute sarebbe sicuramente di aiuto.

Insomma, quello che sta succedendo alla Camera è che finalmente dopo anni e anni di bigottismo al limite del paranoico, di ragazzi portati al Sert per uno spinello e di fallimenti nel contrasto allo spaccio, stiamo girando pagina. Lo stiamo facendo come deputati con tutti i partiti presenti in parlamento (esclusa la Lega Nord) e questa è sicuramente una buona notizia; speriamo di riuscire a cambiare verso anche su questi temi.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli