Cambiare segno ripartendo dal lavoro

Lavoro
Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a un convegno sulla 'carta universale dei diritti dei lavoratori' che si svolge a poche centinaia di metri dal corteo di operai dell'Ilva che da stamani sta paralizzando il traffico a Genova, 26 gennaio 2016 a Genova. ANSA/ LUCA ZENNARO

Non ci rassegniamo all’idea che un nuovo sviluppo passi per il continuo abbassamento dei diritti e delle condizioni di lavoro e non ci rassegniamo al mancato rinnovo dei contratti

Non ci rassegniamo all’idea che un nuovo sviluppo passi per il continuo abbassamento dei diritti e delle condizioni di lavoro e non ci rassegniamo al mancato rinnovo dei contratti. Facciamo bene perché, come dimostra la recente firma dell’accordo nel settore alimentare, si può e si deve. Quell’intesa non solo rafforza la proposta di relazioni industriali di Cgil, Cisl e Uil ma, affrontando il cambiamento, mantiene e valorizza il contratto nazionale come elemento unificante e regolatore del lavoro nella grande, come nella piccola e piccolissima impresa. Il contratto nazionale difende reddito e potere d’acquisto, demanda saggiamente al secondo livello la contrattazione sulla produttività d’impresa che, vale la pena ricordare, è frutto di molti fattori: investimenti, innovazione, lavoro – quindi professionalità e organizzazione.

Cambiare segno è l’imperativo di questa stagione. Dopo più di sette anni di crisi qualche segnale di ripresa si vede là dove sono proseguiti gli investimenti e l’innovazione, dove l’intervento pubblico è diventato volano, dove non si sono utilizzate le ricette dell’austerity e dei tagli. Cosa serve ancora per riconosce che si deve voltare pagina e riaprire seriamente la questione del lavoro, quel lavoro da creare con investimenti, soprattutto indirizzati ai giovani, da rispettare con i diritti e da retribuire equamente? Il lavoro è patrimonio di libertà e di dignità. Oggi ne è in gran parte privato e non certo perché non sia più il “tempo del posto fisso”, slogan usato non per liberare il futuro ma per cancellare l’idea che anche il futuro possa dare certezze e stabilità alle persone. Lavoro deve significare opportunità e deve contenere diritti. Va chiusa la stagione delle tutele variabili e diverse tra dipendenti, autonomi e precari, che sfumando i confini delle tipologie di lavoro ha penalizzato e contrapposto i lavoratori tra di loro, determinando non libertà, autorealizzazione, creatività ma instabilità e lavoro povero.

Bisogna tornare a proporre con nettezza l’idea che il lavoratore, le lavoratrici, sono persone e come tali portatrici di diritti. La Carta dei diritti universali del lavoro che propone la Cgil punta a questo. La prima parte definisce i principi e il profilo dei diritti, quelli fondamentali che devono valere per tutti i lavoratori, superando la divisione tra forme contrattuali. Sono i diritti noti, tanto attaccati negli ultimi anni, e quelli nuovi che traguardano la riunificazione del lavoro e che prevedono il bisogno di innovazione e cambiamento a partire dalla formazione permanente e dal diritto ai saperi. La seconda parte si propone di attuare gli articoli 39 e 46 della Costituzione – democrazia, rappresentanza, erga omnes contrattuale – affermando il primato della contrattazione, la partecipazione alle scelte strategiche delle imprese, l’organizzazione del lavoro, i regimi di orario. Infine, il riordino delle forme contrattuali di cui si riconosce la pluralità e non la concorrenzialità al ribasso, le ragioni, le prerogative e i diritti delle singole forme. L’obiettivo è di chiudere la stagione delle false promesse di stabilizzazione mentre, di fatto, si centuplicano i voucher favorendo così la sommersione del lavoro.

La Carta Universale dei diritti definisce il rispetto, la dignità della persona nel lavoro e dà certezze attraverso la stabilità delle regole e la loro trasparenza. È una sfida impegnativa e per questo siamo partiti dalla consultazione straordinaria delle iscritte e degli iscritti attraverso migliaia di assemblee nei luoghi di lavoro e nel Paese. Una mobilitazione che sarà il tratto strategico della nostra iniziativa, che ben si accompagna alle piattaforme unitarie e che diventerà una proposta di legge d’iniziativa popolare sostenuta da milioni di firme. Una consultazione che propone partecipazione alle scelte e costituirà una solida base per superare steccati, mettere al centro la “questione lavoro”, diventare momento di confronto per tutto il Paese. Perché è del nostro futuro stiamo parlando.

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