Cambiare la scuola si può, con gli insegnanti protagonisti

Scuola
Primo giorno di lezione alla scuola media statale Parini Merello di Genova. 14 settembre 2015 a Genova.
ANSA/LUCA ZENNARO

Verso il concorso per entrare in ruolo

Si avvicina la data del concorso per gli insegnanti che aspirano ad entrare di ruolo.

C’è molto fermento, si discute, serpeggia un po’ di ansia tra i candidati, qualcuno polemizza e, spesso a ragion veduta, piovono critiche che meriterebbero più ascolto.

Parliamoci in modo chiaro: la scuola è un punto di osservazione privilegiato per capire il mondo in cui viviamo. A scuola si colgono i cambiamenti in corso, si notano i passi in avanti e le disfunzioni del sistema o delle istituzioni, si entra in contatto con la realtà di tutti i giorni come accade in pochi altri luoghi. Infatti, è nella scuola che si incontra il futuro, si coglie il presente e si raccoglie la memoria. A scuola si parla con i genitori, si è in stretto contatto con gli studenti e si vive insieme a tutto il personale che lavora nell’istituto.

Andrebbe aperta una discussione seria sul ruolo dei docenti e sui docenti di ruolo. Ai professori, ad esempio, con le dovute attenzioni, dovrebbe essere concessa la libertà e, dunque, la responsabilità di delineare e definire un proprio programma scolastico in virtù della Classe che si trovano davanti.

Del resto, ogni istituto scolastico è diverso, ha peculiarità proprie, ogni gruppo-classe ha sue caratteristiche proprie, ogni studente è unico e, allora, come si fa ad omologare oppure a standardizzare le tante e diverse comunità umane che formano il mondo della scuola facendole rientrare nelle bacheche dei programmi ministeriali? E’ giusto imprigionare allievi e docenti in rigidi programmi nozionistici? Forse, sarebbe interessante discutere sulla concreta possibilità di offrire all’insegnante di scegliere una composizione del programma che meglio e più si adatta a ogni determinata classe, ai ragazzi in carne ed ossa che i professori si trovano davanti.

Questo, ovviamente, significa anche cambiare profondamente il modo di insegnare attraverso una sorta di “rivoluzione copernicana”, cioè significa rovesciare i vecchi approcci nozionistici legati ai programmi ministeriali e trasformare l’insegnamento spostando l’attenzione verso lo studente, verso l’apprendimento, verso i ragazzi.

Insomma, dando maggiore libertà e responsabilità ai docenti sulla definizione dei programmi, si potrebbe davvero trasformare la scuola superando la vecchia concezione verticistica, in modo da ricollocare gli studenti al centro delle lezioni, renderli protagonisti del loro percorso educativo e formativo, restituire loro il ruolo di soggetti attivi dell’apprendimento e non, come spesso è capitato in passato, nel ruolo dei comprimari o, peggio, di oggetti passivi dell’insegnamento. Inoltre, gli allievi a cui mi riferisco, sono quelli che si trovano fisicamente ed emotivamente davanti agli occhi dei professori. Sono proprio loro, con i loro caratteri e le loro caratteristiche, sono loro e non altri, sono veri e non astrazioni. Sono loro i protagonisti della scuola.

A questo deve rivolgersi l’insegnamento e a questo devono servire i programmi e le famigerate programmazioni. E’ per tale motivo che, rispettando la diversità di ogni gruppo-classe e di ciascuna realtà scolastica, bisognerebbe avviare un percorso di cittadinanza attiva e responsabile, in cui il professore possa essere un vero e proprio maestro. Perché la scuola è vita. Bisognerebbe, allora, lasciare libero il docente di scegliere percorsi didattici diversi, con responsabilità, perché spetta al docente il ruolo del regista in aula e spetta ai ragazzi il ruolo di protagonisti della scuola e, quindi, della loro vita. Ovviamente, un ordine è necessario. Avere una traccia generale per tutti è inevitabile e fondamentale. Però, non è questo il punto nevralgico.

La questione è che, a dispetto dei programmi ministeriali, quando entra in aula, l’insegnante deve cercare ogni volta un modo per rendere più appassionante la propria materia, senza restare vittima di logiche astratte e nozionistiche, che nulla hanno a che fare con la realtà, con le persone in carne ed ossa, con la vita.

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