Cambiare gli obiettivi degli imprenditori per un nuovo welfare sociale

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Servono delle imprese responsabili che non abbiano come unico ed esclusivo obiettivo il profitto

Il welfare sociale per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi non è più sostenibile. La non sostenibilità è dovuta ad una molteplicità di cause, tra cui l’invecchiamento della popolazione e l’ampliamento delle esigenze di assistenza.
Negli ultimi decenni all’aumento della domanda di welfare, non è corrisposta una equivalente offerta, visto che la forte crisi economica ha colpito anche i bilanci dello Stato e degli enti locali.

Le possibilità di uscire da questo impasse non sono molte, se non quelle di ripensare al modello di welfare in maniera più ampia. Tre esempi su tutti.

Dove sta scritto che gli asili nido e i servizi all’infanzia devono per forza essere erogati esclusivamente dal pubblico, quando aziende virtuose possono creare strutture scolastiche più innovative e al tempo stesso aumentare il senso di partecipazione dei dipendenti? Dove sta scritto che i servizi di infermeria, le cura agli anziani, la conciliazione famiglia-lavoro, non possono rientrare nelle politiche aziendali? E al tempo stesso, dove sta scritto che spetti solo al pubblico creare e divulgare cultura, quando possono farlo anche le aziende, inserendo delle biblioteche in fabbrica?

Per la prima volta dopo tanti anni, questi temi sono stati affrontati nella legge di stabilità 2016, che prevede un premio di produttività che può arrivare fino a 2500 euro per le aziende che coinvolgono i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. Non solo, la disciplina dello smart working (lavoro da casa) permetterà di migliorare, non di poco, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

La nuova legislazione permetterà, inoltre, di dare maggiore forza ad un percorso che già in numerose aziende ha preso piede, soprattutto in quelle medio grandi come Luxottica, azienda che produce occhiali nel Bellunese e che negli anni è diventata il fiore all’occhiello nell’ambito degli interventi di Welfare Aziendale: si passa dai permessi per la maternità, alle convenzione per gli asili nido, fino al pagamento da parte dell’azienda delle tasse scolastiche e il patto generazione per assumere giovani.

Ma cosa serve, oltre ad una legislazione adeguata? Una diversa visione di fabbrica ed una classe dirigente imprenditrice che sia capace di dar vita a delle imprese responsabili che non abbiano come unico ed esclusivo obiettivo il profitto.

Consigliere comunale Pd Vicenza

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