Buon clima a Le Bourget

Dal giornale
Clima COP21

In pochi scommettevano su COP21: mettere d’accordo 195 capi di Stato e di governo è anche un motivo di orgoglio nazionale per il gran lavoro svolto dai nostri negoziatori

Per ventitré anni il mondo ha inseguito se stesso nel tentativo di accettare e giocare la sfida globale del clima. Per ventuno volte i negoziati planetari hanno fatto flop, la diplomazia climatica si è sempre arresa alla prima curva. Migliaia di festose People’s Climate March per la difesa dal global warming hanno riempito le strade delle capitali chiedendo a 195 capi di Stato e di governo e all’Onu impegni precisi e vincolanti contro i gas serra.

Ministri e negoziatori, diplomatici e imprenditori, scienziati e business man chiuderanno oggi il vertice mondiale più blindato, iniziato col magone della strage della Generazione Bataclan, con questo mezzo miracolo. Chavez, appena rottamato da suo Venezuela, dice che se il clima fosse una banca, i paesi ricchi l’avrebbero già salvato. Vero. Ma la verità è che a Parigi poteva andare peggio, e invece hanno evitato le pomodorate all’uscita da Le Bourget ed è comunque un inizio. Pochi ci credevano e avrebbero scommesso qualche cent. Nel disordine mondiale del nostro tempo, mettere d’accordo 195 capi di Stato e di governo è anche un motivo di orgoglio nazionale per il gran lavoro svolto dai nostri negoziatori guidati dal ministro Galletti che hanno tenuto sui punti fermi. Oggi conosceremo i meccanismi finanziari per il trasferimento di tecnologie pulite per produrre energia nelle aree più povere a spese dei paesi industrializzati (una partita da 100 miliardi di dollari nel primo anno di entrata in vigore che sarà il lontanissimo 2021, praticamente tra un secolo nel mondo veloce della post-modernità). Sapremo come i grandi inquinatori a partire dalla Cina dei veleni in atmosfera (proprietaria del fondo south to south da 3 miliardi di dollari) hanno sciolto le riserve e contribuiranno al finanziamento. Sapremo a quali enti e con quali validazioni scientifiche trasparenti hanno affidato la verifica dei tagli delle emissioni, da sempre un altro giallo.

L’obiettivo di contenimento dell’aumento di temperatura del pianeta è però un passo avanti notevole, anzi insperato, al di sotto dei 2 gradi e sceso a un grado e mezzo. Sono impegni presi che, se attuati, dimezzeranno la velocità del globalchange. E’ un cambio di passo e questo cambia anche la mappa degli equilibri e dà al mondo una speranza in più.

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