Buon anno giudiziario, con il lavoro di tutti stiamo cambiando

Giustizia
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando oggi al tribunale di Milano in occasione della presentazione del Bilancio di responsabilità' sociale della procura di Milano, 11 novembre 2015.
ANSA / MATTEO BAZZI

Il riconoscimento di nuovi diritti è l’applicazione di principi fondamentali ad una società che è cambiata. La presunta supplenza della Corte Suprema si determina quando la politica non sa fare altrettanto

La Suprema Corte esercita un ruolo cruciale nell’ambito della giurisdizione e per l’azione svolta nel tempo nella promozione dei diritti civili e delle libertà fondamentali. Erroneamente, in questi casi, si parla di supplenza nei confronti della politica. In verità, l’azione giurisdizionale non è altro che la traduzione in concreto di principi contenuti nella Costituzione, frutto dell’attività della politica, o nella Convenzione dei diritti dell’uomo alla cui elaborazione la politica ha contribuito e alla quale ha scelto di aderire. La Corte ha piuttosto mitigato i ritardi nel trarre le dovute conseguenze da quei principi.

L’attività del giudice, quella di applicare la legge al caso concreto, non può sottrarsi, infatti, al cambiamento. Il riconoscimento di nuovi diritti è appunto questo: l’applicazione di principi fondamentali ad una società che è cambiata. La presunta supplenza si determina quando la politica non sa fare altrettanto.

È il costituzionalismo moderno la trama più robusta che tiene insieme e qualifica la civiltà giuridica europea. Con orgoglio possiamo dire anzi che l’Unione Europea è tuttora la regione del mondo in cui più ampio e più protetto è lo spazio incomprimibile dei diritti fondamentali.

Per questo è il bersaglio di tutti i fondamentalismi e gli oscurantismi. Per questo va scongiurata ogni contrapposizione tra diritti sociali e diritti civili, tra fedi religiose e fedi politiche, tra credenti e non credenti. E va evitata la lacerazione del tessuto dei rapporti giuridici da cui dipende la nostra libertà. Il significato politico e ideale di Schengen sta qui. E non possiamo assolutamente rinunciarvi.

La relazione del Presidente Giovanni Canzio fornisce un quadro rigoroso ed accurato. I numeri sono numeri. Non dicono tutto ma parlano chiaro. Quelli complessivi su cui riflettiamo quest’anno sono positivi. L’indice di sovraffollamento delle carceri è calato dal 131% al 105%. I detenuti, due anni fa, erano 62.536; sono, al 31 dicembre 2015, 52.164. Quelli in attesa di primo giudizio erano, a fine 2013, 11.108; oggi sono 8.523. Le persone ammesse all’esecuzione penale esterna sono passate da 21.494 a 39.274. Il processo civile telematico è a pieno regime e costituisce un’eccellenza del nostro Paese. A fine 2015, il contenzioso civile è sceso a quota 4 milioni e 200mila e dovrebbe calare a meno di 4 milioni a fine 2016.

Per il personale amministrativo sono state intraprese attività di reclutamento e riqualificazione attese da più di 20 anni. Nel prossimo biennio saranno assunte, anche grazie alle procedure di mobilità, più di 4000 unità di personale; 593 hanno già preso servizio presso gli uffici giudiziari. La struttura del Ministero è stata investita da un profondo processo di riorganizzazione. I processi riformatori in atto sono sostenuti da più adeguate risorse finanziarie che superano il miliardo di euro.

Quest’anno è stato varato l’Ufficio per il processo e vogliamo fare ricorso al tirocinio di giovani laureati anche negli uffici di legittimità. Entro il prossimo biennio mille nuovi magistrati entreranno nelle sedi giudiziarie e si sta rompendo il tetto di cristallo che impediva alle donne l’accesso alla guida degli Uffici giudiziari. Sono in dirittura d’arrivo i lavori di due Commissioni da me istituite su ordinamento giudiziario e struttura e funzionamento del Csm, coerenti con le iniziative di autoriforma che lo stesso organo di autogoverno si appresta a varare. Col nuovo datawarehouse della giustizia civile, il ministero dispone di uno strumento per la riduzione dell’arretrato civile e per le politiche di allocazione delle risorse. Il decremento degli affari rende possibile una conseguente riduzione della mole di processi che grava sulla Cassazione, consentendole di esercitare in pieno l’irrinunciabile funzione nomofilattica. Nell’informatizzazione del servizio giustizia il ministero investe 150 milioni di euro: il doppio dello scorso anno, il triplo rispetto al 2012. Il processo civile telematico in Cassazione partirà il prossimo 15 febbraio.

Il recupero di efficienza della giustizia civile è affidato inoltre al ddl delega all’esame del Parlamento, che mi auguro sia rapidamente approvato. Esso renderà più lineari, spedite e comprensibili tutte le fasi del processo, ma punta anche a istituire sezioni specializzate per la famiglia e a consolidare la specializzazione del tribunale delle imprese. Sono anche in itinere la ridefinizione dello statuto della magistratura onoraria e la revisione organica, ormai indifferibile, delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Il sistema processuale penale ha bisogno di una cura deflattiva. Gli interventi sulla particolare tenuità del fatto e sulla depenalizzazione di alcune fattispecie criminose, prive di apprezzabile disvalore penale, sono complementari al rafforzamento della repressione dei delitti più gravi, contro la criminalità economica e la corruzione, alla cui lotta intendiamo continuare a dedicare tutte le nostre forze. Il delitto di concussione è stato esteso agli incaricati di pubblico servizio; inasprite le pene accessorie in caso di condanna per reati contro la P.A; adottati meccanismi premiali per chi collabora con la giustizia e introdotto il nuovo istituto della riparazione economica; ridefinito il reato di falso in bilancio, per eliminare zone d’ombre e aree di impunità; varata una disciplina organica degli ecoreati, attesa da molto tempo. E ci adopereremo per il superamento del reato di immigrazione clandestina.

Nuovi motivi di inquietudine, nuove insidie alla sicurezza e alla libertà delle persone vengono purtroppo dalla minaccia terroristica. Il rafforzamento della cooperazione giudiziaria, che sosteniamo con determinazione, e l’introduzione di nuove fattispecie di reato non hanno comportato un indebolimento del sistema dei diritti e delle garanzie. L’avvio del percorso degli Stati generali dell’esecuzione penale, che ora volge al termine, vuole superare un sistema che identifica troppo sbrigativamente la sanzione penale con la reclusione in carcere. Puntiamo ad ampliare e potenziare il ricorso a sanzioni diverse, percorsi di messa alla prova e di esecuzione di misure alternative per accompagnare il ritorno nella società di chi ha sbagliato.

Questo il senso della direzione intrapresa e dei risultati raggiunti. Il fine è la tenuta e l’irrobustimento delle istituzioni. Aver cura della Repubblica – uso le parole del Presidente Mattarella – è il nostro primo e assoluto dovere. Un dovere che non può consistere in un atteggiamento statico. Certo un clima diverso rispetto al recente passato ci aiuta. Ma so che non basta: occorre un supplemento di coraggio e di fiducia che può essere solo il frutto di uno slancio comune.

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