Bottiglie molotov

Società
jpg

Avere un nemico dichiarato su cui concordare e animarsi e opporsi (senza costruire) paradossalmente soddisfa nell’immediata animazione collettiva di più che non la lenta costruzione di qualcosa di alternativo

Da una trentina d’anni a questa parte, sta andato radicandosi in modo crescente, in Italia (come anche in molte altre parti del mondo) un modo di accostarsi alle tematiche sociali, collettive e politiche, con una prevalenza di soggettività e di emotività. Mi pare che si fatichi sempre più a valutare pacatamente e con uno sguardo a largo raggio il quadro generale che ci comprende, per valutare i pro e i contro di una scelta, a cui si sia chiamati come individui, finalizzata al conseguimento di una condizione di basilare benessere, e in una dimensione di costruzione e progettualità collettive. Adottare questo tipo di approccio e di sguardo, significa essere capaci di operare una sospensione dell’emotività e delle rivendicazioni individuali, a fronte dei diritti collettivi. I diritti individuali urgono emotivamente e vengono spesso caricati dai torti subiti personalmente, e da affetti ed emozioni non elaborati o compresi.

Tanti individui che reagiscano operando scelte seguendo questa via, sono come una miriade di bottiglie molotov che si ammassano assieme: e il primo che tirerà fuori uno slogan acceso (non uso questo aggettivo a caso) che contenga in sé l’evocazione dei diritti lesi, dell’urgenza, della rabbia, delle ingiustizie, della rivalsa – insomma, della CONFLITTUALITÀ- avrà il potere di accendere e far divampare ed esplodere assieme tutti quegli individui/molotov.

Allora, hai un bel cercare di spiegare, arginare, mostrare il contesto più ampio che ci comprende, e l’opera laboriosa della costruzione: niente, il muro oppositivo si accenderà ancora di più, e contagerà emotivamente anche chi vacilla o non ha ben chiaro cosa fare. E vai allora a spiegare, a una massa accesa in questo modo, che per una costruzione in larga scala c’è bisogno di pazienza e di tempi medio-lunghi; che se davvero vuoi costruire qualcosa che duri nel tempo e che serva a tutti, dovrai chiedere a ciascuno di rinunciare a qualcosa; e che, umanamente, la perfezione (per leggi, riforme, comportamento) non è umanamente data. Questa è la realtà, la dura e bella realtà umana.

Ma a chi è in preda a un’infiammazione da lesa maestà e da rivendicazione tout-court, la dura realtà del nostro essere umani risulta odiosa, nemica e inaccettabile come un poliziotto con scudo e casco a un black bloc. Ecco perché ci siamo tenuti Berlusconi in Italia, per vent’anni: perché, paradossalmente, avere un nemico dichiarato su cui concordare e animarsi e opporsi (senza costruire) paradossalmente soddisfaceva nell’immediata animazione collettiva di più che non la lenta costruzione di qualcosa di alternativo che giungesse a scalzare via quel presidente del consiglio tanto inviso.

Ed ecco perché il M5S (come i movimenti populisti, razzisti e neonazisti) possono attecchire sempre più ed avere tanto seguito. La convinzione di essere i soli duri e puri capaci di purificare il mondo dalle storture, dalle caste, dalla corruzione, etc., facendo fuori tutti gli altri (il Male) è un fenomeno che in psicologia analitica chiamiamo “proiezione dell’Ombra”. Magari a voi questo non interessa, e avete pure ragione. Ma forse vi interesserà andare a rintracciare gli antecedenti che hanno portato alla nascita del fascismo e del nazismo… in paesi che pure sembravano essere così civili, e popolati da gente onesta e per bene, e che mai avrebbe – individualmente – fatto male a una mosca.

Ecco, io oggi credo che ciò che questo referendum abbia smosso e smuova, sia ancora una volta l’attivazione della conflittualità fine a se stessa, la possibilità di schierarsi CONTRO qualcuno che cerca di costruire, passin passino, qualcosa che riguarderà il benessere collettivo, magari però in tempi lunghi, e non subito. Qualcosa che non appare perfetto – per la nostra accesa emotività – come lo slogan “aboliamo la casta, la corruzione, i politici che occupano le poltrone, etc ”… perché quella stessa abolizione di casta, corruzione, politici che occupano le poltrone etc., assume invece la “noiosa”, “scialba” e “imperfetta” progettualità di una riforma da affinare, applicare, gestire. Il governo che oggi abbiamo in Italia non è perfetto. Il presidente del consiglio che abbiamo in Italia non è perfetto (e magari neanche simpatico, smart, fighetto e carismatico come un barbuto barricadero). Ma intanto, dal 2013 a oggi siamo riusciti, passin passino, e proprio grazie a questo governo che lavora dall’alba alla notte e spesso anche nei giorni festivi, a realizzare alcuni passi importanti, abbiamo ridato credibilità al nostro paese a livello internazionale, abbiamo contenuto la disoccupazione, e abbiamo ottenuto diritti civili che non ci saremmo sognati neanche nel nostro epico e mitico ’68.

Ecco qua. Io voterò Sì perché aderisco a questo modus operandi e a questa visione delle cose. Battagliare per battagliare, oppormi sempre per “partito preso” è qualcosa che trovavo eccitante e forse anche vitalizzante a vent’anni, ma che adesso trovo assai inutile e sterile. Magari, sono solo invecchiata. Però, credetemi: nel lavoro clinico che da quasi vent’anni mi pone a faccia a faccia con il dolore, la sofferenza e la vera e imperfetta ma comunque ineffabile realtà umana, io sperimento che con il “tutto e subito” non si ottiene nient’altro che un momentaneo sollievo. Mentre con la pazienza di una laboriosa costruzione, si può ottenere, assieme, una trasformazione profonda. E anche un modo migliore per stare al mondo. Grazie per la pazienza, se mi avete letta fin qui.

Vedi anche

Altri articoli