Con l’Italia che dice Sì

Riforme
Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, durante le celebrazioni per la Festa della Donna al Quirinale, Roma, 08 marzo 2016.  ANSA / ETTORE FERRARI

“Con la riforma istituzionale si colma la distanza tra i cittadini, che saranno sempre più protagonisti, e le istituzioni. Vogliamo dimostrare che la politica è capace di mantenere i propri impegni”

Siamo ormai alla fase conclusiva di un lavoro durato due anni. Ovviamente, con il dovuto rispetto istituzionale, dobbiamo aspettare l’ultimo passaggio alla Camera dei deputati che dovrebbe arrivare ad aprile ma bisogna in qualche modo già proiettarsi sulla campagna referendaria che partirà subito dopo il voto alla Camera, e sul lavoro che dovremmo fare nei prossimi mesi. La riforma ha visto un lungo lavoro parlamentare durato due anni che partiva però da lontano e da un confronto diretto con i cittadini oltre che con gli esperti della materia, con i costituzionalisti e amministratori di regioni e comuni. Il disegno di legge costituzionale presentato dal governo è stato, infatti, prima sottoposto anche da parte del nostro governo ad una consultazione pubblica.

Abbiamo avuto modo di confrontarci sulla proposta che avevamo elaborato e che riprende anche le proposte che la commissione di esperti del governo Letta aveva predisposto e che poi sono state presentate in Parlamento. Sono stati due anni di lavoro molto intenso, tenendo ritmi davvero sostenuti e lo sanno bene i deputati e i senatori. Un carico di lavoro sulle riforme costituzionali davvero impressionante e di qualità, che ha portato anche a modificare il testo presentato dal governo in molti punti con oltre 150 modifiche rispetto al testo iniziale, alcune convincenti e migliorative, altre magari su cui si potrebbe discutere, come la riduzione della presenza dei sindaci del nuovo Senato. E questo fa parte del lavoro anche di tessitura e di mediazione con le varie forze politiche, un lavoro ampio anche se confrontato con il grande e significativo lavoro che l’Assemblea Costituente dovette affrontare. Basti pensare che ai 1090 interventi circa dell’Assemblea Costituente abbiamo i circa 4600 interventi che ci sono stati in questi due anni di discussione in Parlamento, e a fronte di circa 600 votazioni che ci furono nell’Assemblea Costituente le nostre sono state oltre 5200. Non facciamo paragoni tra il numero di emendamenti perché la tecnologia ha dato strumenti nuovi che hanno consentito di presentare oltre 83 milioni di emendamenti alle nostre riforme costituzionali e quindi abbiamo dovuto trovare contromisure consentite dal regolamento

È stato quindi un lavoro vero di confronto, a volte anche molto aspro e molto acceso. Però finalmente, dopo anni e anni di discussione, siamo arrivati alla fase conclusiva e possiamo raggiungere un obiettivo principale che riassumo in una sola parola: la semplicità. Noi vogliamo un sistema più semplice che dia innanzitutto la possibilità di poter decidere. La nuova legge elettorale, insieme alle riforme costituzionali, consentirà ad una maggioranza parlamentare di poter governare e decidere in tempi certi, e lo sanno benissimo sindaci e amministratori locali quanto sia fondamentale poter dare risposte veloci di governo ai cittadini, con tempi commisurati alle loro esigenze ai loro bisogni senza rimanere prigionieri di meccanismi farraginosi e procedimenti complicati e infiniti.

Davvero la possibilità di poter finalmente decidere e di farlo anche attraverso un’investitura da parte dei cittadini è anche un avvicinamento dei cittadini alla democrazia e non un allontanamento perché il rischio vero della democrazia è nel non decidere mai. Noi siamo chiamati a responsabilità di governo e già nell’Assemblea Costituente Calamandrei intervenne ricordando come il vero rischio della democrazia è quello di governi che non sono in grado di decidere.

Abbiamo bisogno di capacità decisionali e di procedimenti legislativi più rapidi e non di un sistema immaginato e pensato a quei tempi per avere invece una maggior ponderazione, in cui forse si credeva si dovesse decidere raramente. Avremo un nuovo disegno dell’architettura della Repubblica per rispondere alle esigenze di governo e di rappresentanza. È una scelta molto precisa. Alcuni anche provocatoriamente ci hanno detto che avremmo dovuto abolire del tutto il Senato, che sarebbe stato molto più semplice cancellarlo. Abbiamo fatto una scelta diversa rimanendo nel solco del principio dell’autonomia sancita dal nostro articolo cinque della Costituzione, abbiamo voluto che il Senato rimanesse e che fosse rappresentativo proprio delle istituzioni territoriali, che fosse quella cerniera tra il centro, le regioni e i comuni.

A chi in qualche modo ci accusa di fare una sorta di dopo lavoro del Senato ricordo l’importanza che proprio i sindaci e i consiglieri regionali avranno essendo parte di un nuovo Senato e assumendo responsabilità di decisioni nazionali. Per la prima volta i sindaci avranno riconosciuto il potere legislativo a livello nazionale, in armonia con un disegno nuovo delle competenze legislative delle regioni e nel solco che la Corte Costituzionale ha già tracciato in questi ultimi anni anche sulla base della Costituzione vigente, riportando in capo allo Stato molte decisioni strategiche per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Quante volte ci siamo trovati anche schiacciati dalla conflittualità tra Stato e regioni in molte materie e la confusione di troppe teste che decidono ricade sicuramente sui cittadini, sulle imprese, sugli investitori e anche sugli amministratori locali perché il quadro di incertezza normativa e la litigiosità di fronte alla Corte Costituzionale in qualche modo spoglia anche il potere legislativo nazionale o regionale perché in molti casi è poi la Corte chiamata a supplire e decidere le controversie per poi fare in ultima istanza le scelte che riguardano anche la crescita lo sviluppo del nostro Paese.

Noi vogliamo riappropriarci anche di quella capacità di decidere che segna spesso anche il destino più o meno fortunato di un’impresa, dei lavoratori di quella impresa sul territorio. Avere la certezza del quadro normativo e del quadro amministrativo di riferimento spesso è vitale e fa la differenza. Ecco perché abbiamo fatto una scelta di semplificazione e di chiarezza nelle competenze tra Stato e regioni. In un mondo in cui le scelte sono ormai ad un livello quantomeno europeo, è impensabile che l’Italia non abbia una voce unica in materie strategiche come l’energia, ad esempio, o le grandi opere infrastrutturali. Ecco perché la riforma va verso un’Italia più semplice, verso un’Italia più giusta e cerca di colmare questa distanza che effettivamente percepiamo rispetto ai cittadini e per come i cittadini percepiscono le istituzioni. Vogliamo dimostrare che la politica è capace di mantenere i propri impegni e di fare in modo che le cose succedano. Io credo che più che per tante parole noi saremo giudicati dai fatti, se riusciamo davvero a concludere le riforme costituzionali, che è il grande banco di prova per tutti noi e per tutta la classe politica italiana. Mantenere gli impegni è il primo elemento perché ci possa essere un’inversione di tendenza, un riavvicinamento alle istituzioni alla loro credibilità.

E questo passa attraverso i contenuti che questa riforma propone, non soltanto per la maggior sobrietà, per una riduzione dei costi della politica, ma soprattutto per la maggior efficienza del sistema perché un sistema in grado di dare risposte ai cittadini gode di maggiore fiducia e noi avremo anche strumenti di maggiore partecipazione democratica e di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica. È possibile attraverso i referendum propositivi e i referendum consultivi, attraverso quorum più bassi per i referendum abrogativi e l’obbligo di esaminare in Aula le proposte di legge di iniziativa popolare, cosa che finora non è mai sostanzialmente avvenuta perché vengono lasciate nei cassetti del Parlamento da una legislatura all’altra. La riforma vedrà quindi cittadini sempre più protagonisti e attivi ed ecco perché il referendum confermativo è un primo strumento di partecipazione molto forte da parte dei cittadini. Ricordo che il governo e la maggioranza che sostiene il governo ha fatto la scelta del referendum in tempi non sospetti, perché abbiamo preso l’impegno sul referendum confermativo quando al Senato eravamo ancora nella fase iniziale delle riforme costituzionali. Noi abbiamo scelto comunque di promuoverlo il referendum per coinvolgere tutti i cittadini in una scelta così importante per il nostro futuro. Non possiamo sottovalutare questa battaglia referendaria nonostante le evidenti ragioni del Sì e l’importanza del contenuto di queste riforme con le misure di semplificazione e di modernizzazione del paese. Il fronte del No è esteso ed è anche autorevolmente rappresentato. Quindi non possiamo sottovalutare le ragioni degli altri o la forza degli altri in questa campagna referendaria.

Ecco perché è ancora più importante il nostro impegno dalla parte delle riforme e del cambiamento e deve essere straordinario il lavoro che faremo nei prossimi mesi anche di confronto nel merito e nei contenuti, nelle proposte, cercando anche di ribaltare alcuni falsi veicolati per fare presa. Noi dobbiamo essere capaci invece di portare la realtà dei fatti e avere voglia di impegnarci nei comitati per il referendum. Ci aspetta una bellissima prova di partecipazione e di democrazia attiva e nei prossimi mesi sarà importante il contributo dell’aiuto di tutti. È arrivato il tempo in cui si misurino due idee d’Italia, due idee diverse di paese, e la nostra proposta di riforma è l’espressione di un paese che ha voglia di correre perché non si accontenta più di camminare, che ha voglia di proiettarsi nel futuro e di essere più moderno.

Dall’altra c’è l’Italia che invece cerca di restare così com’è, di trattenersi e di ancorarci al passato. Con il nostro Sì riusciremo a dire che è arrivato il momento di un’Italia più forte, semplice e giusta. E’ il momento dell’Italia che dice Sì, è il momento degli italiani che dicono Sì.

Vedi anche

Altri articoli