Bersani e i bersaniani, ecco come voterà la minoranza in provincia

Il Noista
L'on. Pier Luigi Bersani (d) parla con l'on. Matteo Colaninno in aula alla Camera durante il dibattito sulla nuova legge elettorale, Roma, 4 maggio 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Le cronache locali in questi giorni disegnano una minoranza profondamente divisa, spaesata, e tutt’altro che solidale con le scelte dell’ex segretario

Può darsi che Matteo Renzi abbia diviso il Pd schierandolo per il Sì ad una riforma votata per sei volte nel corso di due anni da tutti i parlamentari del Pd, ma quel che è certo è che Pier Luigi Bersani, mutando opinione e schierandosi a sorpresa per il No, ha spaccato la sua corrente. Le cronache locali in questi giorni disegnano una minoranza profondamente divisa, spaesata, e tutt’altro che solidale con le scelte dell’ex segretario.

A Mantova – riporta la Gazzetta – praticamente tutta la sinistra Pd è per il Sì, dal vicesindaco Giovanni Buvoli (“Sono della sinistra dem ma voterò convintamente per la riforma”) al presidente del consiglio comunale Massimo Allegretti (“Con tutti i limiti del caso è un’occasione da non perdere”), dal deputato Marco Carra (“Perché la riforma l’ho già votata in Parlamento”) al segretario cittadino Francesco Rossi (“Il momento è troppo importante per il Paese e bisogna stare uniti”), al presidente della Provincia Beniamino Morselli (“La posizione di Bersani oggi mi lascia molto perplesso”).

A Crema – scrive La Provincia – è sorto il comitato “Sinistra per il Sì” promosso, fra gli altri, dal segretario Matteo Piloni, dalla vicesindaca Maura Ruggeri e dal presidente dell’Azienda sociale Giuseppe Tadioli.

“Voterò Sì, in maniera meditata e convinta”, ha spiegato al Corriere del Veneto Massimo Bettin, ex dirigente della Cgil e da tre anni segretario (bersaniano) del Pd di Padova: “Sull’assetto istituzionale, la riforma contiene avanzamenti importanti che raccolgono le proposte dell’Ulivo. Non vedo francamente alcun rischio di deriva autoritaria”.

I due senatori bersaniani del Friuli Venezia Giulia – riferisce Il Gazzettino – sono divisi: Carlo Pegorer seguirà Bersani nel No, mentre Lodovico Sonego voterà Sì: “L’approvazione della riforma sarebbe la testimonianza della volontà e capacità dell’Italia di riformare: questione importante per la nostra credibilità istituzionale”.

Spaccata la sinistra Pd anche in Trentino: voteranno Sì – scrive il Corriere del Trentino – il sindaco di Riva del Garda Adalberto Mosaner (“Non credo sarebbe sensato votare No a conclusione di un percorso durato degli anni”) e il vicesindaco di Lavis Luca Paolazzi (“La riforma risponde ad alcuni problemi dell’impianto istituzionale”).

La Gazzetta di Modena riporta le prese di posizione a favore del Sì di Davide Baruffi, Stefano Vaccari e Giuditta Pini: “I parlamentari – titola il quotidiano – contro quello che era stato il loro riferimento”. “La scelta di Bersani – spiega Vaccari – è davvero incomprensibile: sarebbe una sciagura se il Pd mancasse un altro appuntamento anche questa volta”

A Cesena “i dirigenti più in vista del Pd – scrive il Resto del Carlino –, tranne l’ex presidente della Provincia Massimo Bulbi, sono compatti sul Sì”, a cominciare da Enzo Lattuca, il giovane parlamentare “notoriamente in sintonia con Bersani”: “L’importante – dice – è stare al merito e non utilizzare il referendum come un pretesto per un assurdo redde rationem, dall’una e dall’altra parte. Io voterò Sì e ho votato in Parlamento favorevolmente alla riforma costituzionale”.

L’elenco potrebbe continuare ancora, e nei prossimi giorni è senz’altro destinato ad ingrossarsi.

Forse perché i bersaniani non hanno dimenticato le parole pronunciate da Bersani il maggio scorso, intervistato da Giovanni Floris: “Voto Sì perché correggere il bicameralismo è importante, nella riforma ci sono alcune cose buone e nell’insieme è un passo avanti”.

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