Il fragoroso silenzio di Silvio che sussurra al Sì

Referendum
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Una scelta non è solo figlia solo della malattia

Nel lacerante e chiassoso dibattito referendario, riesce a fare molto rumore anche il silenzio. Se si tratta del silenzio di Silvio Berlusconi. L’uomo che vent’anni fa ha fisicizzato la politica facendo diventare il proprio corpo pubblico, parlante e testimone, sembra deciso a restare dietro e lontano rispetto alla scena per come lui stesso l’ha intesa almeno fino all’intervento al cuore di giugno: comizi, cene, bagni di folla, selfie e strette di mano.

Succede così che nella partita più importate, quella sul referendum, il Cavaliere ha deciso – almeno finora – di metterci qualche comunicato, un paio di annunci ma mai il suo corpo. La scelta non è questione figlia solo della malattia, delle raccomandazioni dei professori del S. Raffaele di Milano o, di recente, del Presbyterian Hospital di New York per cui il presidente di Forza Italia deve stare lontano da stress e comizi e vivere in supplesse i suoi 80 anni.

Dietro la scelta del silenzio corporeo di B. c’è anche quello che hanno raccontato i sondaggi nelle ultime settimane: il 40% degli elettori di Forza Italia è orientato a votare Sì al referendum. Assonimed, il potente ufficio studi delle società quotate in Borsa, ha pubblicato un opuscolo di 20 pagine per gli iscritti in cui si spiegano tutte le ragioni del Sì. Si può immaginare l’imprenditore che si fece politico che si oppone a cambiamento e semplificazione? Quindi, finché sono Brunetta e Gasparri a sgolarsi per il No, facciano pure. Quello che fa, e farebbe veramente la differenza sarebbe se il Cavaliere decidesse di metterci il corpo in questa campagna elettorale.

Cosa che non sta facendo. E che, dice un fedelissimo, «non farà fino alla fine quando magari deciderà di prendere parte ad un comizio finale. Ma cosa potrà mai spostare a quel punto?». Tanto vale allora, per il Cavaliere, da una parte esercitare il silenzio-assenso sull’intervista dell’amico-ombra Fedele Confalonieri e presidente di Mediaset che al Corriere della sera pochi giorni fa ha detto: «Ora fa fino dire voto No, è come ai tempi della Dc». Modo elegante e obliquo per dire che alla fine dei conti è più saggio votare Sì. Dall’altra tacere in prima persona, annunciare e poi far calare la sordina su Conferenze programmatiche («il terzo predellino») a metà novembre e far uscire comunicati a firma congiunta con Salvini e Meloni dove si annuncia che il centro destra marcia compatto verso il No alle urne. «E anche felicemente» chiosa un senatore. Come sempre, da sempre, decide Silvio Berlusconi. E la figlia Marina che, dopo l’intervento al cuore, ha preso saldamente in mano le redini delle aziende. E della tutela del padre licenziando in tronco il cerchio magico.

Ma una nuova tattica sta prendendo forma: la malattia come legittimo impedimento a tutto campo. Almeno in tre direzioni: per i processi (il malore a New York ha avuto come conseguenza lo stralcio del Ruby Ter e l’udienza preliminare a Bari è ancora in corso da due anni); per il referendum; per il futuro stesso di Forza Italia. Il tutto mentre il premier Renzi concede, invece, tutto se stesso ad una campagna elettorale di cui si vorrebbe evitare la personalizzazione ma che prevede due o tre comizi al giorno del premier-segretario. Che dilaga, anche, sui canali Mediaset (con Del Debbio) con tanto di evocativa lavagnetta. I medici hanno prescritto riposo. Ma si sa, un ritorno a Roma, una cena a Grazioli, due passi in centro tra gli antiquari non sarebbero di per sé vietati.

Succede così che la malattia, o meglio la convalescenza legata all’età, diventa strumento utile anche per congelare le dinamiche dentro Forza Italia. Autorelegarsi nella bacheca del padre nobile, vorrebbe dire aprire un istante dopo la guerra per la successione in un partito che certo Berlusconi non ama più, ma di cui non vuole ancora disfarsi. Utile quindi, anche per le dinamiche interne, galleggiare nel silenzio. Salvini e Meloni non possono fare altro che accontentarsi di firmare comunicati per il No. Massimo Parisi continua il suo tour, da esterno, in attesa di vedere alla fine che effetto che fa. E così il silenzio di B. sussurra al Sì.

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