Benvenuti in piazza, casa nostra

Pd
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Anche Bobo e Ilaria e la bimba non perderà l’occasione per chiedere al suo babbo: “Torni in piazza?! Ma vi ricordate come si fa?”. Certo che ce lo ricordiamo, piccola, anche se ultimamente ci siamo stati assai poco.

Ogni volta che sono ad un incontro pubblico mia moglie non perde l’occasione per avvertirmi: “Guai a te se cominci a parlare di quando eri piccolo ecc ecc, ricordati che di questo non interessa niente a nessuno!”. Lo so, ma non ci riesco.

Anche adesso mentre mi sto preparando a scendere in Piazza del Popolo a Roma per la manifestazione del PD a favore del “sì” al referendum, non posso fare a meno di tornare indietro nel tempo. Molto indietro. Era il 26 luglio del ‘43 e avevo tre anni la prima volta che sono sceso in piazza a festeggiare la caduta del fascismo nel mio paese natale, Piancastagnaio, sull’Amiata. Il nonno mi aveva fatto una bandierina con la carta velina rossa ed io la sventolavo felice in mezzo a tutta quella gente che esprimeva gioia, una gioia spontanea che cercava di sopire la grande preoccupazione di una guerra che continuava. Non sapevo contro cosa manifestassero e cosa festeggiassero ma mi trovavo bene in mezzo a loro. Così come, sono sicuro, mi troverò bene in questa piazza di Roma.

Anche qui saranno la gioia e il piacere di ritrovarsi insieme a dover allontanare per un momento i cupi pensieri sulle tragedie e le nubi nere che si stanno addensando sul nostro pianeta. Sarà una piazza gioiosa in difesa della democrazia e di un’azione politica riformatrice forte per superare le mille difficoltà in cui l’Italia e l’Europa si trovano oggi.


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Saremo lì in tanti e, tra i tanti, ci saranno sicuramente anche Bobo e Ilaria e la bimba non perderà l’occasione per chiedere al suo babbo: “Torni in piazza?! Ma vi ricordate come si fa?”. Certo che ce lo ricordiamo, piccola, anche se ultimamente ci siamo stati assai poco. Perché noi siamo nati per scendere in piazza, per stare con gli altri, per protestare contro le ingiustizie, per gioire dei nostri successi e per rinfrancarci dalle nostre sconfitte, per aiutarci vicendevolmente, per sognare insieme un pacifico mondo di uguali.

Con noi ci sarà anche l’Unità e non è cosa da poco. Un giornale al servizio dell’Italia più bella, di iscritti e non iscritti al PD, ma sempre di gente che guarda il mondo con gli occhi di un bimbo ed è pronta ad ascoltare, ad imparare e poi a muoversi perché questo mondo sia sempre più bello e giusto.

Ci saranno tanti che al referendum voteranno «sì» ma spero che ci saranno anche tanti di quei compagni che ancora non hanno deciso o che in cuor loro pensano comunque di votare «no». È importante che ci siano e che fino all’ultimo si discuta fraternamente. Lo stare insieme, il sentirsi vicini, il riconoscersi compagni pur con queste differenze, è salvifico per il prossimo futuro. Non possiamo permetterci di perderci di vista. Vogliamo essere in tanti. Donne, uomini e ragazzi, il mondo del lavoro e dei fratelli colpiti dalla disoccupazione, quelli che arrivano da lontano e ci chiedono aiuto e quelli che hanno sofferto le dure prove del terremoto, i volontari che sul fronte del dolore danno il meglio di se stessi. E con tutti loro quei tanti amici e compagni pensionati che aiutano la crescita civile del nostro Paese.

A loro voglio dare il mio saluto più affettuoso. Proprio ai vecchi, che quando scendono in piazza, lo sappiamo, sono sempre giovani e belli. Come gli eroi.

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